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  • Chiude l'ottava edizione di Terra Madre.
    Rispetto alla formula che due anni fa aveva riempito le piazze di Torino, questo ritorno nei capannoni del Lingotto qualche pezzo si è perso per strada ma il significato politico dell'evento mondiale dedicato al cibo buono, pulito e giusto rafforza il suo significato politico.
    "Terra Madre sarà sempre più una rete che forma anche parte della classe dirigente a livello planetario che si occupa di ambiente e sviluppo rurale. Spesso però sono proprio le popolazioni più povere a pagare il dazio più pesante del cambiamento climatico, ricevendo in cambio desertificazione e povertà», rilancia Carlo Petrini, presidente di Slow Food.
    «È giunta l’ora di cambiare il passo, di dare il via a una mobilitazione dal basso che diventi elemento attivo e sia recepita dalla politica e dalla società civile. Dobbiamo partire dalle scelte quotidiane, che se realizzate da una moltitudine di persone in ogni angolo del mondo, si trasformano nel vero cambiamento».
    E riferendosi all’evento che si avvia alla conclusione, continua: «Ventidue anni fa, quando abbiamo iniziato questa avventura, non immaginavamo che le scelte che operiamo in questo contesto avrebbero potuto avere una rilevanza politica e internazionale, e questo carica l’avvenimento torinese di responsabilità».

    «Il nostro obiettivo da oggi in avanti è che le azioni su cui ci siamo confrontati in questi cinque giorni diventino quotidianità». È l’auspicio espresso da Daniele Buttignol, direttore generale di Slow Food Italia: «A metà dell’ultima giornata – ha proseguito – quando i dati non sono ancora definitivi, il numero di passaggi qui a Lingotto è in linea con il 2014, che ne ha registrati 220.000. Significa che dopo l’edizione in centro città del 2016, tornare al Lingotto ci ha portato ad accogliere di nuovo tante persone che vogliono intervenire e attivarsi sulle nostre tematiche». Si chiude così la XII edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che ancora una volta ha riunito nel capoluogo piemontese 7000 delegati da 150 Paesi che con le loro storie, tradizioni e prodotti hanno animato i padiglioni di Lingotto Fiere.

    Come ha sottolineato Buttignol, «la prima parola chiave di questo evento è rete: sono i 7000 delegati da tutto il mondo che rendono unico Terra Madre Salone del Gusto e fanno sì che da qui partano nuovi progetti per il futuro del nostro movimento e soprattutto la nostra proposta per una società migliore». La seconda è educazione: tutto esaurito per i Forum e le Conferenze, sia a Lingotto Fiere che alla Nuvola Lavazza, a cui hanno partecipato relatori internazionali del calibro di Amitav Ghosh, Sunita Narain, John Ikerd e Barry Lynn. Il pubblico si è confrontato con i delegati di Terra Madre su temi come allevamento, cambiamento climatico, cibi naturali e il futuro delle api. Mille i bambini che si sono divertiti con i percorsi preparati nelle aree tematiche, dai giochi da tavolo alle attività sensoriali per riconoscere i vari semi. E poi non può mancare il dialogo, che ha permesso scambi straordinari tra culture diverse, in cui popolazioni geograficamente lontanissime prendono spunto le une dalle altre per trovare soluzioni a problemi molto simili. «Abbiamo assistito a scambi tra produttori e visitatori, il tutto coronato dalla parata di ieri sera che ha riunito delegati e famiglie ospitanti, senza barriere di sorta. Come sempre vogliamo ringraziare tutte le realtà che hanno reso possibile questa edizione di Terra Madre Salone del Gusto».

    Oltre 1600 delegati sono stati ospitati nelle 120 Città di Terra Madre, «e non è scontato aprire la porta a sconosciuti che portano nuove culture e nuove tradizioni. Questo significa dare concretezza alla cura dell’altro, significa impegnarsi per comprendere storie diverse dalla nostra», continua Buttignol.

    «Per la Regione Piemonte anche questa edizione di Terra Madre è motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Ancora una volta la capacità di far rete nell’accoglienza ha avuto conferme importanti, e questo anche grazie a quel sigillo di garanzia rappresentato da Slow Food. La nostra soddisfazione è anche per aver messo al centro del dibattito temi fondamentali per il futuro del pianeta: l'uso del suolo, dell’acqua e dell'aria, i cambiamenti climatici, la necessità di vedere il cibo non tanto come un insieme di elementi chimici, quanto come cultura, occasione di crescita e libertà di tutti, come garanzia di buona salute per tutti», ha aggiunto Giorgio Ferrero, assessore all’agricoltura della Regione Piemonte.

    Ancora una volta Torino è stata protagonista e ha accolto oltre 350 eventi entrati a far parte del programma Terra Madre IN, che ha coinvolto decine di associazioni locali e oltre 7000 persone. «Siamo molto soddisfatti di questa edizione: un appuntamento ormai simbolo della Città di Torino. Rete, dialogo ed educazione sono i temi intorno a cui ha ruotato l'evento. Ringrazio Slow Food e tutte e tutti coloro che lo hanno reso possibile», continua Chiara Appendino, sindaca di Torino. «È importante ribadire come solo l'azione quotidiana di ognuno di noi possa davvero fare la differenza per un futuro in cui l'accessibilità al cibo, la qualità, e la sostenibilità siano una realtà».


    Oltre 1000 anche i volontari, pensionati, giovani e migranti che hanno reso l’evento un successo. «Con i 4000 Barachìn abbiamo condiviso la grande festa di Terra Madre anche con chi non è riuscito a venire alla manifestazione. L’esperienza è stata talmente positiva che non si chiude oggi, ma continuerà in futuro: i ristoratori con cui abbiamo collaborato hanno infatti già espresso la volontà di ripetere l’esperienza».

    Cala il sipario sulla manifestazione, ma non finisce qui: «Siamo alla fine dell’evento e all’inizio della campagna Food for Change. E questo è possibile grazie alla magia che si ricrea durante Terra Madre: popoli diversi che si incontrano, si scambiano esperienze, consigli e stringono legami e amicizie. È questa idea tutta italiana che ispira il mondo intero, riconoscendo che il cibo dà un immenso senso di gioia, restituendo importanza ai singoli ingredienti. Terra Madre è vedere chef israeliani e libanesi che cucinano insieme, delegati russi e statunitensi che discutono di un futuro comune, in cui è il cibo a rappresentare la soluzione; è ascoltare agricoltori sudafricani e islandesi che si scambiano consigli sul cibo migliore per le loro galline», aggiunge Richard McCarthy, direttore esecutivo di Slow Food Usa, presentando Food for Change, la nuova campagna di Slow Food.

    Food for Change si concentra sulla relazione tra cibo e cambiamento climatico. Con questa iniziativa Slow Food chiama a raccolta la rete globale per invitare tutti a riflettere e modificare anche di poco quelle abitudini che sommate hanno un pesante impatto negativo sul pianeta. La prima sfida è dal 16 al 22 ottobre: «una settimana senza spreco ma piena di gioia», continua McCarthy.

    «L’attivismo verso il cambiamento climatico non può aspettare; è un problema che va oltre qualsiasi confine. Ognuno di noi può fare la propria parte scegliendo tra consumo sostenibile e non sostenibile. Ognuno può fare la propria parte attraverso la campagna Food for Change», aggiunge Francesco Sottile del Comitato Esecutivo di Slow Food Italia.

    Alice Waters, vice presidente di Slow Food, ha condiviso invece il suo piano per il futuro delle mense scolastiche californiane. «Vogliamo fornire un pasto scolastico sostenibile e gratuito a tutti i bambini della California dalla primaria alle medie, acquistando il cibo per le scuole direttamente da chi coltiva la terra e alleva gli animali. Questo non sarà solo un motore di cambiamento ma permetterà di fornire pasti nutrienti a tutti i bambini».

    È intervenuto, poi, Matteo Baronetto, cuoco del ristorante Del Cambio, che ha voluto ricordare: «I miei nonni erano contadini quindi la campagna Food for Change per me è un fattore culturale che sento nell’anima. Sono solo un cuoco ma oggi sento una forte responsabilità nell’educare i clienti e i ragazzi che lavorano con me».

    «A livello globale la produzione di cibo è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra (21%): un numero che dipende in larga parte da metodi produttivi che hanno perso qualsiasi contatto con la natura e rispetto per l’ambiente. Ecco perché aiuti e sostegno dovrebbero andare a modelli agricoli più naturali, mentre oggi dei 62,5 miliardi di euro di fondi europei e italiani destinati all’agricoltura, solo 1,8 miliardi, che corrispondono a meno del 3% delle risorse totali, sono destinati all’agricoltura biologica. La restante parte va a finanziare modelli agricoli basati sull’utilizzo di concimi e pesticidi» continua McCarthy. «Non scordiamoci che se il cibo è causa del cambiamento climatico, ne è anche la soluzione. Ecco perché è fondamentale che tutti ci impegniamo in Food for Change. Per ottenere grandi risultati basta poco, è sufficiente cambiare leggermente le nostre abitudini alimentari».
    Ansenta di Cigliano e Giuraje di Pont Canavese (dolci), il salame Brut di Villareggia, la “Fritura dusa”, la Grissia monferrina (pane) ed i risi Gigante Vercelli, Maratelli e Razza 77 sono le “nuove entrate” nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) riconosciuti dalla Regione Piemonte, ovvero quelli le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo e sono praticate nella zona di riferimento in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai 25 anni.
    La presentazione è avvenuta questo nell’Area Piemonte a TerraMadre.
    “L’elenco è così arrivato a comprendere 342 specialità - ha dichiarato Ferrero - e preserva una varietà di prodotti che non possono essere inseriti tra quelli riconosciuti dall’Unione Europea. Evitiamo così che qualcuno ne faccia un marchio aziendale anziché una caratteristica di n determinato territorio. Sono particolarmente felice - ha aggiunto - che ci sia fermento sul riso, prodotto straordinario e che fa male vedere che viene ancora spesso trattato come se fosse petrolio greggio

    L’Università di Torino ripropone il Master di primo livello in Sostenibilità socio ambientale delle reti agroalimentari (MASRA), dell'Università di Torino, le cui iscrizioni saranno aperte dal 3 settembre.

    Il master è pensato per chi vuole completare la sua formazione universitaria attraverso l’acquisizione di conoscenze nel campo dell’agroalimentare. Verranno, in particolare, insegnati l’approccio integrato alla progettazione partecipata, il monitoraggio, la valutazione e la gestione strategica dei principali impatti delle filiera agroalimentari.

    L’acquisizione di queste competenze sarà di fondamentale importanza per gli operatori pubblici e privati e per chi vuole operare nella piccola e media impresa, nelle associazioni di produttori, nei consorzi e, grazie allo sviluppo di capacità auto–imprenditoriali, nella creazione di microimprese finalizzate alla progettazione e gestione di filiere agroalimentari sostenibili e per interventi di sviluppo rurale anche in un prospettiva paesaggistica.

    Nel 2017 MASRA è stato inserito tra le 30 best practice 2017 dell'International Sustainable Campus Network.

    All’Università per Stranieri di Perugia, che è stata ospite del Festival la scorsa edizione, è stato attivato il nuovo corso di laurea in Made in Italy, cibo e ospitalità (MICO).

    Il corso, nato da un progetto comune con Confcommercio Umbria, Coldiretti Umbria e Università dei Sapori, è l’unico in Italia a fondere insieme il percorso e gli obiettivi formativi di due classi di laurea: Scienze del turismo e Scienze, culture e politiche della gastronomia.

    Attraverso l’interclasse, il corso intende offrire una formazione culturale riguardante il made in Italy nel suo complesso e una formazione tecnico-pratica che consenta di operare nell’ambito delle imprese del made in Italy e nei settori del cibo, della gastronomia e dell’ospitalità.

    Per info https://www.unistrapg.it/node/4605

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