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  • Cosa contraddistingue l’offerta enogastronomica in Sardegna e come si posiziona rispetto al resto d’Italia?

    Ma, soprattutto, quali realtà, prodotti e percorsi di gusto dell’isola sono capaci di generare turismo?

    Questo il tema di “Sabores”, per il ciclo d’incontri AperiTurismo al suo 5° e ultimo appuntamento dell’anno, il prossimo 8 novembre, dalle ore 16, nella Sala delle Mura del centro culturale “Il Ghetto”, in via Santa Croce 18 a Cagliari.

    Tra gli speaker di questo incontro, alcuni dei migliori maestri della cucina sarda, come Stefano Deidda, titolare e chef del ristorante “Dal Corsaro” di Cagliari, stella Michelin della ristorazione isolana, Luigi Bergeretto, chef e imprenditore del resort di lusso, Petra Segreta resort di San Pantaleo, Maria Carta, capocuoca dell’Hotel Faro Capo Spartivento e Leonardo Marongiu, direttore dell’Accademia di alta cucina “Casa Puddu” e titolare del ristorante “Hub” di Macomer. Seguiranno gli approfondimenti dei temi legati al food per una corretta Comunicazione sui social e mass media, a cura di Massimiliano Borgia, giornalista e direttore del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino e sulla reperibilità online e l’ecommerce dei prodotti enogastronomici sardi di punta. A confronto, su quest’ultimo tema, l’esperienza decennale del sito Kara Sardegna della Geasar di Olbia, che verrà raccontato per voce del direttore commerciale Lucio Murru, e il recente progetto dell’Unione Sarda S.P.A. di Sardinia eCommerce, approfondito da Lia Serreli, direttore generale del gruppo. Chiude la staffetta degli interventi un panel dedicato alle realtà enogastronomiche isolane, tra eventi, iniziativee percorsi, con particolare attenzione alle mete gourmet di ospitalità diffusa più note, come nell’esempio della Dimora del Gruccione di Santu Lussurgiu, spiegata dalla proprietaria e operating manager Lucilla Speciale, e al tema del wine tourism in Sardegna, sviluppato da Giulia Annis, hospitality manager delle Cantine Argiolas.

    Moderano l’incontro Alessandra Guigoni, antropologa e food blogger, Francesco Asquer, direttore del Consorzio Uno e Giulia Eremita, esperta di marketing turistico online.

    Il talk è organizzato dal Consorzio Uno, ente che gestisce la sede universitaria di Oristano, in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell’Università di Cagliari, con il patrocinio dell’Assessorato regionale al turismo, commercio e artigianato. Come nella consolidata formula delle edizioni precedenti degli Aperiturismo, in poco più di due ore e mezzo si susseguiranno brevi e moderati interventi, tra panel e approfondimenti, in streaming anche Contatti: Giulia Eremita Tel/WA: 3480360916 Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Il 21 febbraio prossimo, a Torino, presso il centro congressi Torino Incontra, prestigiosa location nel cuore della città, prende il via la quarta edizione del Festival del Giornalismo Alimentare.

    Dopo Terra Madre e il Salone del Gusto, il capoluogo piemontese si conferma capitale italiana del dibattito culturale che ruota attorno al cibo. Il Festival, infatti, è ormai un punto di riferimento per i professionisti della comunicazione di tutta Italia e non solo. Decisamente soddisfacenti i numeri dell’edizione 2018 che ha visto la partecipazione di oltre 1.000 persone di cui 450 giornalisti da tutta Italia e dall’Estero, 150 relatori per 31 panel, 11 press tour sul territorio.

    La tre giorni di Festival risponde alla necessità di riflessione, incontro e formazione sui temi più caldi legati al mondo del cibo. Per questo i panel in programma vedranno la partecipazione di blogger, giornalisti, aziende, funzionari di amministrazioni pubbliche, professionisti della sicurezza alimentare, uffici stampa e rappresentanti di associazioni, per aprire il confronto e accendere la discussione. Filo conduttore del dibattito sarà la qualità dell’informazione, a fronte anche di un pubblico di consumatori sempre più attento, partecipe e preparato.

    Un programma ricco, in cui si alterneranno workshop, seminari, dibattiti, laboratori, eventi off ed educational, rivolto sia ai professionisti del settore sia al pubblico interessato al cibo nelle sue molteplici sfaccettature.

    Si parlerà di politiche agroalimentari, di cambiamenti climatici, salute e alimentazione; sicurezza alimentare, Made in Italy, contraffazione, mafie, innovazione e sostenibilità ambientale nella filiera del cibo. Visto l’interesse suscitato nella precedente edizione, alle tavole di discussione si affiancheranno i laboratori pratici, quest’anno ancora più numerosi grazie alla collaborazione con istituzioni, enti e aziende. Non mancherà un momento B2B, inaugurato già lo scorso anno: un’importante occasione per i giovani free lance di incontrare le aziende che hanno esigenza di fare comunicazione.

    La terza giornata sarà dedicata alle esperienze da far vivere ai giornalisti e ai blogger attraverso le molteplici realtà enogastronomiche che costituiscono l’eccellenza del territorio sabaudo.

    Inoltre, per fare incontrare le diverse professioni interessate alla comunicazione alimentare, (Giornalisti, Medici, Veterinari, Biologi, Nutrizionisti, Agronomi, Avvocati e Tecnologi Alimentari) l’evento sarà inserito tra quelli validi per i crediti formativi dei giornalisti e delle professioni scientifiche e sanitarie.

    Vi ricordiamo che sono riaperte le iscrizioni alla Rete del Festival, la community che conta ormai oltre 500 professionisti della comunicazione alimentare.

    Per restare aggiornati sulle prossime novità vi rimandiamo al sito del festival e ai suoi canali social www.festivalgiornalismoalimentare.it

    L'associazione Hospes che sostiene le attività dell'Istituto alberghiero Maggia di Stresa (VB), da sempre partner del Festival, ha presentato la sua rivista online (o e-book). La mattinata è stata anche l'occasione per manifestare da parte del direttore del Festival, Massimiliano Borgia,
    “Questa è la giornata dell’ebook Hospes, una scommessa nata nel 2014 che oggi presenta il suo quinto numero nella splendida cornice del Circolo dei lettori di Torino”. Con queste parole Riccardo Fava Camillo, presidente di HOSPES (Centro di studi turistico-alberghieri e per lo sviluppo dell’Istituto Maggia e dei suoi allievi), ha aperto la conferenza di presentazione della rivista digitale scritta da una redazione di studenti del Maggia: un prodotto editoriale che, come recita lo slogan, “parla degli allievi di ieri e di oggi, del nostro mondo e della scuola di Stresa” (l'ebook si può scaricare qui: http://www.associazionehospes.it/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1).

    Burro Piemontese Inalpi, azienda sponsor del Festival del Giornalismo Alimentare, è stato "Il burro scelto da Terra Madre Salone del Gusto”
    Il Burro Piemontese Inalpi è prodotto da sola panna di centrifuga ottenuta da latte piemontese di filiera corta e controllata, un prodotto che nasce quindi da una politica aziendale basata su rapporti trasparenti, che contribuiscono al raggiungimento di un unico obiettivo: fornire il miglior prodotto controllato e genuino.
    Gli allevatori che conferiscono il latte in azienda sono infatti impegnati nella condivisione di questa filosofia, attraverso la firma di un protocollo che garantisce elevati standard qualitativi; un protocollo che regola il prezzo alla stalla, studiato e realizzato, dal 2010 e per la prima volta in Italia, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Piacenza: un sistema questo di trasparenza che garantisce le parti. Molti sono gli elementi di attenzione a cui viene dedicato lavoro: la formazione, strumento di confronto e dialogo con allevatori e con tutti gli attori della Filiera, l’attenzione e la condivisione di obiettivi comuni e fondamentali quali il benessere animale e la sostenibilità della Filiera stessa, un vero e proprio percorso di eticità e rispetto per ogni parte, garanzia di rapporto corretto, trasparente e tracciabile.
    Ambasciatore di qualità italiana, il burro Inalpi rappresenta quasi il 50% del burro italiano esportato all’estero, con una produzione annua di 10.000 tonnellate, che colloca l’azienda di Moretta tra i primi produttori italiani.
    Inalpi ha quindi deciso, anche per l’edizione 2018 di Terra Madre Salone del Gusto, di sostenere la manifestazione, per dare concreta testimonianza della condivisone di valori, che la kermesse propone, e ai quali Inalpi da sempre aderisce.

    “Come Slow Food siamo consapevoli del lavoro svolto da Inalpi in questi anni. Un lavoro che ha nella ricerca della qualità il tratto distintivo. Ed è proprio in virtù di questo percorso che abbiamo scelto uno dei prodotti di punta, il burro, per le cucine di Terra Madre Salone del Gusto. Tengo anche a sottolineare l’impegno di Inalpi nel sostenere la mensa di Terra Madre.” – dichiara Daniele Buttignol – Direttore Generale Slow Food Italia.
    L’eticità e la sostenibilità, principi portanti della manifestazione, sono infatti gli stessi elementi che si ritrovano in ogni prodotto Inalpi e nella filiera corta e certificata da cui essi provengono. Il Burro Piemontese Inalpi, sarà dunque "Il burro scelto da Terra Madre Salone del Gusto”. Il burro Inalpi sarà infatti presente nelle cucine di Terra Madre e nelle cucine delle aree tematiche Slow Fish, Slow Meat, Semi, Cibo e Salute e presso lo stand dell’Università degli Studi di scienze gastronomiche.

    “La nostra filosofia, da sempre focalizzata su prodotti buoni, giusti e sicuri, è in piena sintonia con lo spirito della manifestazione - dichiara Ambrogio Invernizzi – Presidente Inalpi – ancor più se si pensa che, da sempre, Inalpi è impegnata nella creazione di rapporti trasparenti ed equi con tutti gli oltre 400 conferitori della filiera e con il territorio sul quale operiamo quotidianamente”.
    Chiude l'ottava edizione di Terra Madre.
    Rispetto alla formula che due anni fa aveva riempito le piazze di Torino, questo ritorno nei capannoni del Lingotto qualche pezzo si è perso per strada ma il significato politico dell'evento mondiale dedicato al cibo buono, pulito e giusto rafforza il suo significato politico.
    "Terra Madre sarà sempre più una rete che forma anche parte della classe dirigente a livello planetario che si occupa di ambiente e sviluppo rurale. Spesso però sono proprio le popolazioni più povere a pagare il dazio più pesante del cambiamento climatico, ricevendo in cambio desertificazione e povertà», rilancia Carlo Petrini, presidente di Slow Food.
    «È giunta l’ora di cambiare il passo, di dare il via a una mobilitazione dal basso che diventi elemento attivo e sia recepita dalla politica e dalla società civile. Dobbiamo partire dalle scelte quotidiane, che se realizzate da una moltitudine di persone in ogni angolo del mondo, si trasformano nel vero cambiamento».
    E riferendosi all’evento che si avvia alla conclusione, continua: «Ventidue anni fa, quando abbiamo iniziato questa avventura, non immaginavamo che le scelte che operiamo in questo contesto avrebbero potuto avere una rilevanza politica e internazionale, e questo carica l’avvenimento torinese di responsabilità».

    «Il nostro obiettivo da oggi in avanti è che le azioni su cui ci siamo confrontati in questi cinque giorni diventino quotidianità». È l’auspicio espresso da Daniele Buttignol, direttore generale di Slow Food Italia: «A metà dell’ultima giornata – ha proseguito – quando i dati non sono ancora definitivi, il numero di passaggi qui a Lingotto è in linea con il 2014, che ne ha registrati 220.000. Significa che dopo l’edizione in centro città del 2016, tornare al Lingotto ci ha portato ad accogliere di nuovo tante persone che vogliono intervenire e attivarsi sulle nostre tematiche». Si chiude così la XII edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che ancora una volta ha riunito nel capoluogo piemontese 7000 delegati da 150 Paesi che con le loro storie, tradizioni e prodotti hanno animato i padiglioni di Lingotto Fiere.

    Come ha sottolineato Buttignol, «la prima parola chiave di questo evento è rete: sono i 7000 delegati da tutto il mondo che rendono unico Terra Madre Salone del Gusto e fanno sì che da qui partano nuovi progetti per il futuro del nostro movimento e soprattutto la nostra proposta per una società migliore». La seconda è educazione: tutto esaurito per i Forum e le Conferenze, sia a Lingotto Fiere che alla Nuvola Lavazza, a cui hanno partecipato relatori internazionali del calibro di Amitav Ghosh, Sunita Narain, John Ikerd e Barry Lynn. Il pubblico si è confrontato con i delegati di Terra Madre su temi come allevamento, cambiamento climatico, cibi naturali e il futuro delle api. Mille i bambini che si sono divertiti con i percorsi preparati nelle aree tematiche, dai giochi da tavolo alle attività sensoriali per riconoscere i vari semi. E poi non può mancare il dialogo, che ha permesso scambi straordinari tra culture diverse, in cui popolazioni geograficamente lontanissime prendono spunto le une dalle altre per trovare soluzioni a problemi molto simili. «Abbiamo assistito a scambi tra produttori e visitatori, il tutto coronato dalla parata di ieri sera che ha riunito delegati e famiglie ospitanti, senza barriere di sorta. Come sempre vogliamo ringraziare tutte le realtà che hanno reso possibile questa edizione di Terra Madre Salone del Gusto».

    Oltre 1600 delegati sono stati ospitati nelle 120 Città di Terra Madre, «e non è scontato aprire la porta a sconosciuti che portano nuove culture e nuove tradizioni. Questo significa dare concretezza alla cura dell’altro, significa impegnarsi per comprendere storie diverse dalla nostra», continua Buttignol.

    «Per la Regione Piemonte anche questa edizione di Terra Madre è motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Ancora una volta la capacità di far rete nell’accoglienza ha avuto conferme importanti, e questo anche grazie a quel sigillo di garanzia rappresentato da Slow Food. La nostra soddisfazione è anche per aver messo al centro del dibattito temi fondamentali per il futuro del pianeta: l'uso del suolo, dell’acqua e dell'aria, i cambiamenti climatici, la necessità di vedere il cibo non tanto come un insieme di elementi chimici, quanto come cultura, occasione di crescita e libertà di tutti, come garanzia di buona salute per tutti», ha aggiunto Giorgio Ferrero, assessore all’agricoltura della Regione Piemonte.

    Ancora una volta Torino è stata protagonista e ha accolto oltre 350 eventi entrati a far parte del programma Terra Madre IN, che ha coinvolto decine di associazioni locali e oltre 7000 persone. «Siamo molto soddisfatti di questa edizione: un appuntamento ormai simbolo della Città di Torino. Rete, dialogo ed educazione sono i temi intorno a cui ha ruotato l'evento. Ringrazio Slow Food e tutte e tutti coloro che lo hanno reso possibile», continua Chiara Appendino, sindaca di Torino. «È importante ribadire come solo l'azione quotidiana di ognuno di noi possa davvero fare la differenza per un futuro in cui l'accessibilità al cibo, la qualità, e la sostenibilità siano una realtà».


    Oltre 1000 anche i volontari, pensionati, giovani e migranti che hanno reso l’evento un successo. «Con i 4000 Barachìn abbiamo condiviso la grande festa di Terra Madre anche con chi non è riuscito a venire alla manifestazione. L’esperienza è stata talmente positiva che non si chiude oggi, ma continuerà in futuro: i ristoratori con cui abbiamo collaborato hanno infatti già espresso la volontà di ripetere l’esperienza».

    Cala il sipario sulla manifestazione, ma non finisce qui: «Siamo alla fine dell’evento e all’inizio della campagna Food for Change. E questo è possibile grazie alla magia che si ricrea durante Terra Madre: popoli diversi che si incontrano, si scambiano esperienze, consigli e stringono legami e amicizie. È questa idea tutta italiana che ispira il mondo intero, riconoscendo che il cibo dà un immenso senso di gioia, restituendo importanza ai singoli ingredienti. Terra Madre è vedere chef israeliani e libanesi che cucinano insieme, delegati russi e statunitensi che discutono di un futuro comune, in cui è il cibo a rappresentare la soluzione; è ascoltare agricoltori sudafricani e islandesi che si scambiano consigli sul cibo migliore per le loro galline», aggiunge Richard McCarthy, direttore esecutivo di Slow Food Usa, presentando Food for Change, la nuova campagna di Slow Food.

    Food for Change si concentra sulla relazione tra cibo e cambiamento climatico. Con questa iniziativa Slow Food chiama a raccolta la rete globale per invitare tutti a riflettere e modificare anche di poco quelle abitudini che sommate hanno un pesante impatto negativo sul pianeta. La prima sfida è dal 16 al 22 ottobre: «una settimana senza spreco ma piena di gioia», continua McCarthy.

    «L’attivismo verso il cambiamento climatico non può aspettare; è un problema che va oltre qualsiasi confine. Ognuno di noi può fare la propria parte scegliendo tra consumo sostenibile e non sostenibile. Ognuno può fare la propria parte attraverso la campagna Food for Change», aggiunge Francesco Sottile del Comitato Esecutivo di Slow Food Italia.

    Alice Waters, vice presidente di Slow Food, ha condiviso invece il suo piano per il futuro delle mense scolastiche californiane. «Vogliamo fornire un pasto scolastico sostenibile e gratuito a tutti i bambini della California dalla primaria alle medie, acquistando il cibo per le scuole direttamente da chi coltiva la terra e alleva gli animali. Questo non sarà solo un motore di cambiamento ma permetterà di fornire pasti nutrienti a tutti i bambini».

    È intervenuto, poi, Matteo Baronetto, cuoco del ristorante Del Cambio, che ha voluto ricordare: «I miei nonni erano contadini quindi la campagna Food for Change per me è un fattore culturale che sento nell’anima. Sono solo un cuoco ma oggi sento una forte responsabilità nell’educare i clienti e i ragazzi che lavorano con me».

    «A livello globale la produzione di cibo è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra (21%): un numero che dipende in larga parte da metodi produttivi che hanno perso qualsiasi contatto con la natura e rispetto per l’ambiente. Ecco perché aiuti e sostegno dovrebbero andare a modelli agricoli più naturali, mentre oggi dei 62,5 miliardi di euro di fondi europei e italiani destinati all’agricoltura, solo 1,8 miliardi, che corrispondono a meno del 3% delle risorse totali, sono destinati all’agricoltura biologica. La restante parte va a finanziare modelli agricoli basati sull’utilizzo di concimi e pesticidi» continua McCarthy. «Non scordiamoci che se il cibo è causa del cambiamento climatico, ne è anche la soluzione. Ecco perché è fondamentale che tutti ci impegniamo in Food for Change. Per ottenere grandi risultati basta poco, è sufficiente cambiare leggermente le nostre abitudini alimentari».
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