“The safest country in the world”. Il paese più sicuro al mondo. Così l'Italia, per l'eccellenza del suo comparto agroalimentare, è stata definita da Bloomberg. Eppure gli italiani non lo sanno.

La mancanza di informazione rigorosa sul cibo, l'imperversare di fake news, esperti improvvisati, allarmismi esagerati determinano una percezione distorta di un settore cardine dell'economia italiana. Per questo, tra le richieste che alcuni dei maggiori stakeholder hanno rivolto alla futura legislatura, questa mattina dal palco del Festival del Giornalismo Alimentare, c'è il miglioramento dell'informazione e della formazione in ottica più scientifica.

“La disinformazione crea storture molto gravi. Come le 450mila persone che in Italia soffrono oggi di ortoressia, l'ossessione patologica per il mangiare sano”, ha fatto notare, ad esempio, Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare. “Dobbiamo mettere più scienza nel cibo”, ha dichiarato Maria Caramelli, dell'Istituto Zooprofilattico di Piemonte-Liguria-Vald'Aosta.

 

Richiesta che si accompagna anche alla necessità di una maggiore legalità, ribadita da Massimo Bongiovanni, presidente di EuroCoop, e naturalmente da Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell'Osservatorio sull'agro-criminalità, che auspica una riforma per rafforzare il sistema penale contro le frodi alimentari.

Tutelare il vero Made in Italy e la sovranità alimentare italiana, soprattutto attraverso un sistema di etichettatura d'origine chiaro e riconosciuto a livello europeo, è poi un'urgenza che in molti hanno sottolineato, da Franca Braga di Altroconsumo a Maria Letizia Gardoni, rappresentante dei Giovani di Coldiretti.

Infine, il problema della produttività e del consumo di suolo, evidenziato da Umberto Agrimi, dell'Istituto Superiore di Sanità, e da Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, che si augura finalmente una vera legge per tutelare il territorio agricolo italiano, di cui perdiamo oggi 4 metri quadrati al secondo.

“Non resta che darsi appuntamento all'anno prossimo – ha concluso il giornalista de La Stampa Maurizio Tropeano - per mettere sotto esame la politica e vedere cosa sarà stato fatto”.