Al Festival si parlerà anche del grande tema di attualità degli sprechi alimentari.

Proveremo a farlo da un punto di vista nuovo, ambientale ma anche sanitario, senza dimenticare gli sprechi prodotti in campo e nelle aziende che confezionano e trasformano gli alimenti, per provare ad analizzare quale informazione e quale comunicazione arrivano ai cittadini quando si parla di cibo che si butta via.

Riscaldare l'ultima porzione di lasagne, avanzata dalla cena della sera prima, e portarla in tavola è un'abitudine diffusa e virtuosa, perché, come insegnavano le nonne, il cibo non va sprecato. Tuttavia gli avanzi riscaldati possono nascondere insidie, specie se mal conservati. È difficile, per il consumatore, capire quali siano davvero le buone pratiche in fatto di “cultura alimentare”, anche perché continuano ad arrivare messaggi contraddittori.

Da un lato, la battaglia culturale portata avanti da istituzioni come la Fao, o la legge “antisprechi” del 2016 che, fra le altre cose, incoraggia i ristoratori a diffondere la "doggy-bag", il sacchetto per portarsi a casa gli avanzi. Dall'altro, la diffusione, soprattutto sul web, di articoli che sottolineano i rischi di consumare gli avanzi. Non si tratta delle solite bufale, ma del parere di esperti accreditati, come ad esempio Michael Mosley, divulgatore scientifico della BBC. E così, mentre nella babele del web i messaggi si amplificano e si distorcono, a farne le spese è il consumatore, sempre più confuso e alla ricerca di risposte: quelle che il prossimo Festival del Giornalismo alimentare cercherà, appunto, di dare, approfondendo il tema in diversi panel. 

La questione non è soltanto capire se mangiare gli avanzi fa bene o male (la risposta è sempre la stessa, dipende da come lo si fa), ma adottare un approccio responsabile all'informazione su un tema cruciale come l'alimentazione. Perché il cibo non si butta, ma con la sicurezza non si può scherzare. Il Festival, inoltre, sarà l'occasione di fare il punto sulla legge antisprechi, su cui è tempo di stilare un bilancio, e sulle buone pratiche introdotte di recente. Per esempio quella dell'Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, che controlla la qualità del cibo che finisce sulle nostre tavole. L'Istituto ha firmato un protocollo che consente di distribuire al banco alimentare le eccedenze del campione da testare, che precedentemente andavano perse.