Cinque istituti alberghieri e il carcere di Cuneo sono coinvolti nel progetto “Le Ricette del Dialogo” promosso in Piemonte da LVIA, Slow Food, Cooperativa sociale Colibrì, Associazione Renken, associazioni della diaspora africana Panafricando e Asbarl, Regione Piemonte e Città di Torino, grazie al contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e della Fondazione CRC per alcune attività nella provincia cuneese.

 “Non conosci veramente qualcuno finché non ci mangi insieme”: questo detto arabo ha ispirato il progetto “Le Ricette del dialogo” per educare, in particolare le nuove generazioni, all’intercultura utilizzando come veicolo principale un elemento che ci accomuna tutti: il cibo. «Questo progetto, grazie ai numerosi partner – spiega la coordinatrice del progetto, Maurizia Sandrini dell’associazione di cooperazione internazionale LVIA - ci offre l’occasione di mettere in contatto scuole, gruppi giovanili e migranti sul territorio piemontese, mescolando tantissimi ingredienti che lo caratterizzano: culture, religioni e tradizioni culinarie per un vero viaggio intorno al mondo in cui scopriamo che la ricchezza, l’innovazione e la bellezza sociale nasce dall’interazione, dal dialogo e dall’inclusione».

Un viaggio intorno al mondo che si svolge tutto qui, in Piemonte, dove risiedono ben 172 diverse nazionalità dai cinque continenti del mondo (la popolazione straniera residente è pari al 9,7% dati ISAT 2018), un contesto che merita di essere approfondito, capito, valorizzato.

Fra le azioni previste dal progetto “Le Ricette del Dialogo”, un filone è dedicato agli alberghieri grazie all’esperienza della Cooperativa sociale Colibrì che da cinque anni porta in queste scuole del cuneese percorsi di sensibilizzazione per far conoscere il commercio equo e solidale, le sue filiere e le storie di produttori in Italia e nel sud del mondo.

Nel cuneese, partecipano al progetto le classi degli Istituti Alberghieri di Dronero, Mondovì, Barge, Bra e Alba, con la collaborazione delle mediatrici dell’Associazione Spazio Mediazione Intercultura dell’Associazione Tatawelo.

Inoltre, la Cooperativa sociale Colibrì ha coinvolto nel progetto anche gli studenti dei corsi di cucina e sala all’interno del carcere di Cuneo nell’ottica di contribuire alla formazione professionale, interculturale e all’inclusione sociale di queste persone

Nelle scuole alberghiere gli studenti vengono prima coinvolti in una lezione teorica per parlare di intercultura, cooperazione internazionale, commercio equosolidale e dell’impatto di filiere etiche e sostenibili sull’ambiente, sulla salute di chi consuma e sulle comunità di produttori.

“Stimolare i giovani ad un confronto diretto, pacifico ed empatico con chi ha un percorso migratorio alle spalle – spiega Anna Cattaneo della Cooperativa Colibrì – significa conoscere direttamente la storia di queste persone e quella di cibi come il caffè, il tè o il cacao dal passato coloniale e spesso frutto di filiere che sfruttano l’ambiente e la manodopera”.

In seguito si passa in cucina dove, grazie al coinvolgimento delle mediatrici interculturali, gli studenti imparano ricette dolci e salate tipiche di diverse zone del mondo: dall’Argentina al Burkina Faso, dal Messico alla Lettonia, i piatti vengono realizzati anche con ingredienti biologici del commercio equosolidale che arrivano direttamente da questi paesi. Soprattutto, per gli studenti è un viaggio alla scoperta di sapori e cucine diverse, attraverso questi, permette di gustare e apprezzare una cultura diversa valorizzando la connessione tra cibo, cultura e storia di un paese.

Il percorso si concluderà in ogni scuola con un evento aperto al pubblico per sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza di costruire occasioni di confronto reciproco, valorizzando la presenza sul territorio di persone che arrivano da tutto il mondo, con un bagaglio culturale fatto anche di aromi e sapori.