Una carbonara vegan, senza guanciale e senza uova. La ricetta che può far accapponare la pelle ai puristi della tradizione, ma perché questo capita? Non sarà soltanto un problema di comunicazione, nato dall'equivoco di battezzare un piatto privo degli ingredienti “classici” con un nome della tradizione?

Della diatriba fra puristi della tradizione e vegani si parlerà al Festival del Giornalismo Alimentare dal titolo “Pensare vegetale o tradurre dall'onnivoro?”, che si svolgerà nel pomeriggio di giovedì 21 febbraio. 

Si cercherà di affrontare la questione con un approccio “leggero” e tuttavia al contempo serio. Perché, al di là dei contrasti, che su questo tema sono sempre dietro l'angolo, dare il giusto nome alle cose è il primo passo per promuovere il cibo, sia esso “vegan” oppure tradizionale. E dunque, una carbonara senza uova si può davvero chiamare “carbonara”?

Il dibattito è aperto e non si chiuderà presto, ma forse fare un po’ più di chiarezza tra le varie posizioni e i punti di vista è necessario per un primo step nella comunicazione di una cucina, quella vegana, che è sempre più presente sulle nostre tavole. Che la si scelga in modo estemporaneo oppure come scelta di vita dettata da motivi di salute o etici. Chef e critici gastronomici illustri accorrono per discutere de tema con la direttrice editoriale di FunnyVegan Sonia Giuliodori, che modererà l’incontro.