Per aiutarci a comprendere le relazioni tra cibo e fenomeno migratorio sarà al Festival anche Lucio Caracciolo. Il fondatore e direttore di Limes, rivista di riferimento per l’informazione geopolitica, parlerà all’interno del panel dedicato al cibo (la mancanza) e all’agricoltura (impoverita), come elementi scatenanti della scelta di migrare. Il cibo sarà anche analizzato nella sua funzione opposta, cioè come facilitatore di relazioni interculturali nei paesi di destinazione.

Insieme a Caracciolo ci saranno Italo Rizzi direttore di LVIA-Associazione internazionale volontari laici; Abderrahmane Amajou di Slow Food, moderati da Alessandra Muglia del Corriere della Sera.

Caracciolo è uno dei maggiori studiosi mondiali di geopolitica, cioè di strategie di influenza nelle aree del mondo. Per coltivare ancora meglio questa passione ha fondato anche la società Magrogeo, di cui è presidente e responsabile delle analisi geopolitiche.

Caracciolo scrive anche per La Repubblica. È professore di Studi Strategici presso l’Università Luiss di Roma e di Geopolitica all’Università San Raffaele di Milano ed autore di numerose pubblicazioni.

Il panel parlerà anche del progetto “Le Ricette del Dialogo. Cibi e storie per l’intercultura e l’integrazione” che l’associazione di cooperazione internazionale LVIA propone in Piemonte con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e la collaborazione di Slow Food, associazione Renken, cooperativa Colibrì, associazioni della diaspora africana Panafricando e Asbarl, Città di Torino e Regione Piemonte.

Il progetto vuole trovare delle formule, delle ricette per conoscersi e interagire tra persone di diversa provenienza e cultura.