Parliamo meno di enogastronomia e più di alimentazione: è questo l'invito che Paolo Marchi manda ai giornalisti, ai media e in genere a chi in Italia comunica il cibo. Marchi parteciperà al Festival del Giornalismo Alimentare portando la sua esperienza, e quella di Identità Golose, al dibattito su “La critica gastronomica 2.0: dalle guide ai blog” (giovedì 25 alle 18.30).

Paolo Marchi è nato a Milano il 20 marzo 1955. Ha lavorato al Giornale fino al 2011, dividendosi tra lo sport e la critica enogastronomica. Del gennaio 2004 è l’idea che gli ha cambiato la vita: realizzare Identità Golose, il primo congresso italiano di cucina e pasticceria d’autore. “È stato – spiega – il primo congresso sul tema del cibo a uscire dai confini spagnoli. Era lì infatti (San Sebastian 2003, Madrid 2004) che, fino a quel tempo, si parlava di cibo. Ma senza mai interpellare i cuochi. Noi abbiamo trasferito l'idea in Italia e ci siamo chiesti: cosa c'è di innovativo in cucina? Questo è stato il nostro punto di partenza, ciò che realmente volevamo mettere in evidenza. Ma c'è anche da dire che, nel nostro Paese, c'erano una serie di chef emergenti di talento come Cracco, Scabin, Bottura, che hanno contribuito a cambiare gli scenari. Fino agli anni '80 era difficile che qualcuno scegliesse un ristorante in base al cuoco, oggi invece è la norma: si cerca la qualità, l'eccellenza”.

Identità Golose è nato, secondo Marchi, “come un luogo dove gli italiani del settore enogastronomico potessero dire la loro”. Nel giugno 2009, ha debuttato a Londra, nel 2010 a New York e a San Marino. Quest'anno è in programma dal 6 all'8 marzo a Milano: il tema sarà la forza della libertà. “Accoglieremo oltre cento chef italiani e internazionali, che presenteranno i loro piatti e parteciperanno ai workshop, dove si rifletterà sui concetti di creatività e convivialità”.

“Oggi – racconta Marchi – la nostra Guida ai Ristoranti d’autore di Italia, Europa e Mondo, nata nel 2009, è solo più on line. Il motivo è scontato: quello è il nuovo mezzo per comunicare il cibo. Ma il punto è che internet ha cambiato anche i parametri di giudizio di chi legge: oggi, per esempio nei blog, conta di più la bellezza delle immagini piuttosto che il gusto dei piatti. Più alla forma che al contenuto. Quanto al discorso di chi sia più influente nel comunicare il cibo oggi, secondo me è innanzitutto una questione di platea. Se è vero che chiunque, sui social, può dire la sua, come una volta si faceva scendendo al bar sotto casa, è anche vero che spesso questo apparente potere di influenzare gli altri è solo un'illusione, perché la propria platea è scarsa, fatta di poche persone, numericamente irrilevante. Molto è dunque affidato all'attenzione e all'interesse dell'utente, o del lettore. Il mondo è cambiato e direi che mi piace, mi incuriosisce, anche se on line noto troppa presunzione”.

Di Daniele Angi