In molti l'hanno conosciuta per aver curato, come co-autrice, la biografia di Joe Bastianich, dove ha raccontato la vita del giovane Giuseppino poi diventato imprenditore di successo nel campo della ristorazione e infine giudice di Masterchef. Ma Sara Porro, che con “Giuseppino” (questo il titolo del libro) ha vinto la decima edizione del premio Bancarella per la Cucina, aveva già alle spalle una ricca carriera legata al mondo della comunicazione enogastronomica.

Dopo un'esperienza nelle pubbliche relazioni e ufficio stampa, nel 2010 aveva trovato la sua fortuna nel blog Dissapore.com, dove ancora si diverte a commentare e raccontare il cibo non senza un pizzico di ironia. “Quello che mi piace di Dissapore è quel tono scanzonato in cui mi riconosco e che condivido quando ci si confronta con un tema così importante ma allo stesso tempo alla portata di tutti come l'alimentazione”. Appassionata di viaggi e di enogastronomia, ha scritto per varie riviste e quotidiani nazionali, tra cui Repubblica, tiene una rubrica su Amica e collabora con una guida di ristoranti, I Cento. “Io non scrivo per parlare di piatti in senso stretto. Non più del dovuto, insomma. Invece ritengo importante raccontare l'atmosfera, quello che si vive, che si prova, a trascorrere una serata in quel determinato ristorante”.

Nei prossimi mesi usciranno ben due libri con la firma di Sara Porro. Il primo, in libreria ad aprile, pubblicato da Edt, sarà sul Perù e unirà il racconto del viaggio alle tradizioni culinarie del paese. L'altro, di Utet, la cui stampa è prevista per la fine dell'anno, racconterà venti storie di viaggi gastronomici in giro per il mondo.

Sara Porro sarà al Festival del Giornalismo Alimentare, “perché il programma è molto interessante, i panel sono ben definiti e poi è un festival di cui si parla molto sui social. Sono molto incuriosita e felice di partecipare in prima persona”.

Parlerà al dibattito sul linguaggio disinvolto del giornalismo alimentare, venerdì pomeriggio. “Ma io non sono una giornalista – sottolinea – perché non ho nessun tesserino. Nessuna polemica con l'Ordine, ma non ritengo necessario avere una tessera per fare ciò che faccio: ossia scrivere di cibo, anzi meglio di alimentazione, ma anche di altri temi. Il codice etico? Me lo danno i lettori, a loro devo serietà e precisione in quello che scrivo. Per esempio, proprio parlando del linguaggio, io penso che ogni settore abbia un suo lessico, con parole specifiche che è necessario imparare ad utilizzare nel modo corretto. Ma non bisogna parlarsi solo tra esperti: a capire devono essere anche i lettori che non masticano perfettamente quel determinato argomento”.

Di Daniele Angi