Torino è una delle poche città italiane che, quando c’è da ospitare un convegno internazionale di cooperazione, affida il catering a una cooperativa sociale.

Il festival ospita, così, un importante “pranzo tematico”, venerdì 26, presso Torino Incontra, nell’anno del progetto europeo Food smart cities for development di cui la Città di Torino è partner.

Ad offrirlo è il Comune di Torino attraverso l’Unità cooperazione internazionale e pace del Servizio relazioni internazionali progetti europei cooperazione e pace. Si tratta di un vero e proprio smart food event per i partecipanti al festival; un light lunch dalle caratteristiche particolari, fornito dalla Meeting Servicewww.meeting-service.it.

La storia delle Meeting Service è particolare. Non si tratta di una semplice ditta di catering ma di una realtà che ha alle sue spalle un progetto sociale di formazione e introduzione al mondo del lavoro di persone particolarmente svantaggiate che, grazie al cibo, riescono a realizzare percorsi di emancipazione e autonomia.

Anche in questo, Torino fa scuola.

Il Comune ha, infatti, deciso di favorire la partecipazione di questa tipologia di ditte alle gare per la fornitura di servizi di catering nell’ambito di progetti di cooperazione. Da una parte, si garantisce agli eventi che hanno a che fare con i temi della pace e della solidarietà internazionale, servizi adatti al “tema”. Dall’altra, si fa in modo che, concretamente, i soldi stanziati per la solidarietà, anche indirettamente, siano spesi in modo solidale.

Inoltre, la Città di Torino ha scelto di utilizzare, anche per questo genere di servizi, la clausola contenuta nella normativa per gli acquisti della pubblica amministrazione che prevede di privilegiare acquisti green. Per un catering questo si concretizza nell’obbligo per il fornitore di somministrare cibo biologico, per la cui produzione non sono utilizzati lo stesso quantitativo di pesticidi utilizzati dalla agricoltura convenzionale, o a km zero (il cui contributo all’ambiente è dato dalla riduzione di emissioni conseguente alla riduzione dei trasporti). Oppure la fornitura di derrate alimentari che provengono dal commercio equo e solidale, o quelle che non prevedano il consumo di carni vietate dalle regole religiose.

«La gara bandita dal servizio per il Festival del Giornalismo Alimentare – spiga Maria Bottiglieri, responsabile del servizio del Comune di Torino - ha un valore economico di poche migliaia di euro, quindi veramente marginale rispetto agli appalti tesi ad acquistare i servizi di ristorazione collettiva come ad esempio quello di ristorazione scolastica, nei quali clausole sociali e clausole verdi sono peraltro presenti da tempo. Tuttavia quello che va evidenziato è che non rileva la quantità o l’importo messo a gara ma l’approccio che un ente pubblico decide di avere rispetto agli acquisti alimentari solidali, perché è questo approccio che in qualche modo consente di acquisire “stili di vita istituzionali” sostenibili sotto ogni punto di vista (sociale, ambientale ed economico). Il potenziale del “public procurement” nell’orientare il mercato alimentare è infatti elevatissimo e può essere quindi un fattore determinante nella promozione dell’attuazione del diritto a un cibo adeguato per tutti i cittadini».