“I giornalisti alimentari? In realtà fanno giornalismo politico. Si occupano di temi strettamente legati alla sociologia e alla società. Non possono improvvisarsi esperti di un tema così vasto: per questo spero un giorno di poter creare all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo un corso di laurea per formare i giornalisti del cibo". Parte con questa promessa di Carlin Petrini il Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, che si poneva proprio questo obiettivo: capire e studiare come il mondo del cibo, dalla produzione alla tavola, dall'enogastronomia all'alimentazione, dall'economia alla "food policy", viene comunicato dai mezzi di informazione.

"Per comunicare il cibo serve una visione olistica, che coinvolga più aspetti e settori della vita", ha spiegato il presidente e inventore di Slow Food. Con lui sul palco si sono alternati enti locali e istituzioni, organizzazioni nazionali e grandi marche italiane. Il Festival si svolge il 25 e 26 febbraio alla Cavallerizza di Torino, con incontri e dibattiti, per poi spostarsi, sabato 27, in giro per il Piemonte con una serie di educational tour dedicati ai giornalisti.

Ma a catturare l'attenzione dei relatori al convegno inaugurale, aperto dai saluti di Elisabetta Barberis (Università di Torino) e Alessandra Comazzi (Stampa Subalpina), sono stati i temi della produzione agricola e delle nuove politiche alimentari con l'obiettivo - insegnatoci da Expo Milano - di nutrire il pianeta. E' emerso che in Italia manca un quadro normativo chiaro e probabilmente anche una cultura del cibo “buono, pulito e giusto” (come dice lo slogan di Slow Food). E in questo è cruciale il ruolo dell’informazione.

Carlin Petrini: “Il cibo è uno dei pilastri dell’alta politica”

“I miei amici mi dicono, Carlin - ha raccontato Petrini - solo tu puoi pensare che un socialista come Bernie Sanders possa vincere le elezioni americane. Cosa rispondo io? Che tutti, anche Hillary Clinton, dovrebbero invece tenere in grande considerazione un candidato che ottiene voti dai giovani tra i 17 e i 30 anni grazie a una politica mirata sul favorire le piccole industrie agricole del territorio. Sanders è uno che sostiene la lotta contro le multinazionali e i trattati internazionali”. Per il presidente di Slow Food la politica alimentare oggi è infatti uno dei crocevia strategici per interpretare il futuro, come ha evidenziato lo slogan di Expo: “Energia per la vita”.

Piero Fassino, presidente Anci: “Il cibo è cultura, scambio, identità”

Dell'eredità di Expo ha parlato il sindaco di Torino. “Oggi abbiamo l’opportunità di misurarci con tutte le frontiere della vita - ha sottolineato Fassino -. Mangiare bene non è più solo un'aspirazione del singolo, ma è ormai riconosciuto dagli italiani come un diritto universale: una maggiore sensibilità che è maturata, da un lato, dall’incalzare di eventi non sempre positivi, come la mucca pazza e il pesce al mercurio, dall’altro, in virtù di un maggiore livello culturale medio della società”. L'enorme massa di persone che ha visitato Expo ha portato una grande attenzione sulla comunicazione del cibo: “Torino - ha spiegato Fassino - è una città particolarmente attenta a questa dimensione perché terra di grandi tradizioni alimentari e il Piemonte è la terza regione agricola in Italia, contribuendo a sviluppare un’industria agroalimentare di rilievo. Siamo tra i precursori di una buona politica alimentare: qui sono nati Slow Food, il Salone del Gusto e Terra Madre. Torino è la prima città italiana ad aver introdotto i cibi biologici nelle mense”.

Maria Caramelli, direttore dell’istituto zooprofilattico sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta: “L’Italia deve continuare ad investire nella sicurezza alimentare"

“Nel 2016 partirà il “Ttip (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti). E il nostro Paese non deve abbassare l’asticella, ma continuare a garantire la politica alimentare sulla sicurezza e la qualità dei prodotti”. Lo ha detto Maria Caramelli, secondo cui l’Italia ha da sempre una grandissima forza nel reagire alle crisi alimentari: “Grazie a un sistema organizzato abbiamo risolto le allerte mondiali degli anni passati: dalla mucca pazza all’influenza aviaria e così via”.

Antonella Pasquariello, in rappresentanza della grande distribuzione e della ristorazione collettiva (Camst è leader per le mense scolastiche e ospedaliere): “La sicurezza è la nostra vocazione quotidiana”.

Le imprese di ristorazione, secondo Antonella Pasquariello di Camst, sono costituite da un sistema molto complesso ed articolato. “Noi diamo qualità e valori al nostro processo industriale, ma dall’esterno la nostra immagine di azienda sicura ed efficiente, spesso, non è recepita al 100%”. Questo succederebbe perché il cliente non coincide con il consumatore finale: le amministrazioni comunali, ad esempio, acquistano i nostri servizi per poi offrirli ai bambini nelle scuole. “La complessità dello scenario rischia di creare un cortocircuito. Per evitarlo bisogna trovare sinergie e punti di congiunzione facilitati da una buona comunicazione e informazione della politica alimentare.

Marco Pedroni, vertice della Coop: “Il giornalismo alimentare deve essere responsabile”

“Non mi sento un rappresentante delle grandi produzioni - ha invece detto Pedroni -, perché la Coop è nata a Torino negli anni 80, divenendo prima di tutto un’organizzazione sociale, attiva nell’educazione al consumo. Le persone e le famiglie stanno cambiando molto più rapidamente di istituzioni e imprese e la gente vuole vivere bene e meglio”. Siamo il secondo Paese in Europa per obesità infantile: “Non è solo un problema di quantità dell’informazione, ma anche di qualità e certificazione - ha sottolineato Pedroni - Due anni fa abbiamo iniziato a indicare sui nostri prodotti la provenienza delle materie prime. Il 65% sono italiane, ma non dobbiamo avere paura del grano canadese ma dell’impatto ambientale dei processi produttivi”. Infine ha aggiunto: “Bisogna difendere fino in fondo la biodiversità dell’alimentazione italiana. C’è il desiderio di costruire qualcosa per le proprie comunità: come hanno fatto i produttori di mele in Trentino (70% esportate nel mondo) bisogna creare consorzi per diventare competitivi sul mercato internazionale”. 

Luigi Pelliccia, Capo Ufficio Studi di Federalimentare: “Nel 2016 cerchiamo competitività sul mercato internazionale”

“C’è una situzione di mercato stagnante - ha affermato Luigi Pelliccia - e non si creano nuove esportazioni favorendo le nicchie alimentari. In Italia saremmo in grado di creare identità nazionali che diventano famose in tutto il mondo, come il caffè che è diventato una bandiera dell’italianità pur non avendo materie prime interne”. Grazie agli Usa nel 2015 l’export del nostro Paese ha raggiunto il  22% di incidenza nel fatturato: un record, però lontano dalla media europea.

Fabrizio Galliati, presidente Coldiretti Torino: “Abbiamo creduto in Expo”

Secondo Galliati, “Il messaggio dell'Esposizione universale era non può esserci buon cibo se non c’è buona agricoltura, ma bisogna uscire dagli stereotipi classici del buono e del cattivo. Abbiamo esempi di multinazionali come la Philip Morris per la coltivazione del tabacco che in Sicilia sta retribuendo in modo adeguato gli agricoltori”.

Clara Velez Fraga della Fao: “Obiettivo dell’agenda globale sconfiggere la fame nel mondo”

“Il 2015 è stato un anno di bilanci importantissimi per l’agenda globale - ha assicurato Velez Fraga della Fao -. Centocinquanta capi di Stato si sono chiesti cosa può la società globale di qui al 2030? L’obiettivo è la fame 0 perché la speranza è che la fame diventi come il morbillo, che si possa sconfiggere”.

Antonio Saitta, coordinatore della Commissione salute della conferenza Stato-Regioni: “La bufala non è soltanto il formaggio”

I giornalisti hanno un ruolo importante. Non bisogna fermarsi a ciò che si legge sui social network per informarsi sulla sicurezza alimentare - ha detto Saitta -. Faccio un appello a tutte le Regioni perché forniscano strumenti e documentazioni ai giornalisti che li aiutino nel loro lavoro”.

Giuseppe Lavazza: “Il cibo è anzitutto economia”

Lavazza ha paragonato il mercato alimentare a quello della automobili. “Fare alimentazione è diverso da fare auto. Ti entra nella pelle. Hai una risposta immediata dal consumatore che beve e mangia quello che gli stai proponendo - ha detto Lavazza -.La dimensione economica della filiera alimentare sposta i contrappesi a livello planetario. Bisogna fare uno sforzo verso una filiera più sostenibile, in cui l’output cessa di essere uno scarto e viene reinserito nel sistema di produzione in maniera virtuosa. “I piccoli produttori sono il 95% della comunità e quindi quando si parla di filiera non si parla di imprenditori, ma di micro-economia”. Lavazza ha lasciato il pubblico con due domande: “Com’è possibile che l’alimentazione non sia il settore più importante? Perché l’Italia non è leader a livello internazionale?”

Dopo il convegno gli ospiti sono stati invitati in mensa dove hanno potuto provare “come si mangia nelle scuole italiane”. Il cibo che avanzerà durante il festival sarà redistribuito grazie al progetto “Fa bene” gestito da S-nodi a famiglie bisognose di Barriera di Milano e corso Chieti.

con la collaborazione di Federica Frola e Sabrina Colandrea (Futura)