Esiste un divario tra politica e comunità in materia alimentare. Il distacco deve essere colmato da giornalisti e comunicatori, per la loro parte. Chi si occupa di food urban policies deve rendere comprensibile il messaggio da divulgare. E’ quanto è emerso durante il panel “Se la città discute di cibo: l’esperienza delle agende metropolitane”.

L’importanza di una alimentazione “sana, buona e giusta”, come hanno affermato i relatori, è oggetto di impegno di alcune città a livello internazionale.

Da New York a Shangai, passando per Londra e Rio de Janeiro, 119 centri capitali in tutto il mondo hanno firmato un patto per promuovere serie politiche pubbliche in questo ambito. In Italia, Milano e Torino sono le città apripista per le ‘urban food policy’. “Coinvolgendo i diversi attori che fanno parte della filiera alimentare, dai produttori, ai contadini fino a chi gestisce le mense - ha spiegato Franca Roiatti, responsabile comunicazione Urban Food Policy del Comune di Milano - abbiamo scritto un rapporto in cui abbiamo individuato sei ambiti principali: la governance, la produzione del cibo e la sua distribuzione, l’accesso all’acqua, ma anche gli sprechi e la giustizia sociale ed economica”.

Elena Di Bella della Città Metropolitana di Torino ha denunciato la difficoltà di comunicare ai cittadini le politiche che l’amministrazione porta avanti, “da una parte siamo noi stessi ad avere difficoltà di informare i cittadini, dall’altra la responsabilità è anche dei media, che legati a interessi di notiziabilità per vendere più copie, spesso non si occupano di questo tema perché lo reputano poco interessante. Io da qui oggi lancio un appello per una partnership solida tra enti locali e mass media, perché le politiche alimentari vanno comunicate e occorre farlo bene”. La Di Bella ha infine sottolineato come anche i media non specializzati dovrebbero essere istruiti per poter dare un’informazione più adeguata che non riguarda solo i quotidiani ma anche i blog.

E tra le iniziative intraprese dal Comune, all’interno del progetto “Food Smart Cities For Development", Maria Bottiglieri, responsabile delle attività di Settore Cooperazione Internazionale e Pace della Città di Torino ha evidenziato che c’è stata una delibera di giunta che ha proposto al Consiglio di inserire nello Statuto il diritto al cibo sullo stesso piano del diritto all’acqua. “Abbiamo coinvolto le circoscrizioni per avere un parere su tale proposta e 9 su 10 hanno risposto positivamente alle nostre sollecitazioni" ha concluso Bottiglieri.

Vatinee Suvimol, blogger di iFood, ha ricordato come spesso la comunicazione arrivi dal basso, come dai piccoli blog, che spesso però hanno una conoscenza più profonda dell’argomento. Un ruolo importante possono giocare anche le università mettendosi in rete, cosa che è già stata avviata con l’Atlante del cibo come ha spiegato Egidio Dansero, docente di Geografia politica ed economica del dipartimento di Culture, Politiche e Società, “Un modo per mettere insieme conoscenze in campo alimentare, realizzato insieme al Politecnico e all’Università di Pollenzo, per insistere sulla sostenibilità e sull’accesso al cibo buono e pulito per tutti”.

di Gianluca Palma e Azzurra Giorgi (Futura)