“L’Italia è un paese che ha a disposizione un’acqua potabile di buona o ottima qualità, ma è anche il paese che se la gioca con Messico e Arabia Saudita come maggior consumatore di acqua in bottiglia”. È questo il tema presentato da Claudia Apostolo, giornalista Rai di Ambiente Italia, che al Festival ha moderato il dibattito sull’acqua pubblica. “Utilizziamo circa 90 litri d’acqua a testa all’anno. Come possiamo quindi convincere i cittadini a preferire, invece, quella del rubinetto?”.

Per Smat “bisogna far entrare i cittadini in azienda e far vedere dal vivo cosa vuol dire lavorare in quella realtà”, mentre la Casa dell’acqua di Milano ha in cantiere due progetti: “Quello di parlare con i bambini con una politica di educazione scolastica – ha detto Matteo Colle, responsabile della comunicazione Cap Holding di Milano – e i Camper dell’acqua, che gireranno tutti i comuni per far conoscere l’acqua pubblica”.

A Torino il 50% dei cittadini beve acqua di rubinetto. È vero?

Secondo Lorenza Meucci di Smat sì: “Ci eravamo prefissati per il nuovo millennio di portare nelle case dell’acqua sicura e buona, qualità che va garantita. Nei comuni torinesi che noi serviamo, la quantità che ogni utente consuma è di circa 190 litri di acqua potabile, di cui solo 2 vengono bevuti. Forse non è più logico dire che beviamo acqua in bottiglia e il resto può essere acqua di minore qualità? Risparmieremmo. Invece bisogna garantire a tutti un’acqua di qualità a tutti e sempre”.

Anni fa si pensava che da un certo toret sgorgasse l’acqua del Pian della Mussa. Ovviamente non è vero. Cos’è, allora, l’acqua che noi beviamo?

Meucci: “E’ difficile dare una risposta comune per ogni città. Noi serviamo quasi 300 comuni e ognuno di questi ha le sue fonti. Oltre il 90% proviene dall’acqua di pozzo: è di per sé garanzia di qualità, perché le falde sono profonde e sicure. Torino, come tutte le grandi città, tra cui Firenze,  ma anche Parigi o Londra), ricorrere a fonti più ricche: i fiumi. Il capoluogo piemontese decise di dedicarsi al prelievo dell’acqua dal Po negli anni Cinquanta”.

Qual è il significato dell’esperienza di Expo legato a questo tema? L’uso dell’acqua pubblica è stato promosso durante il mega evento milanese?

Matteo Colle: “A Expo ci si è posti il problema di come comunicare l’esperienza della Casa dell’acqua, progetto che promuove l’uso di quella del rubinetto rispetto a quella in bottiglia. Abbiamo avuto dalla nostra parte il grande caldo che ha colpito la città durante l’estate, per cui i visitatori avevano bisogno di bere molto. Abbiamo messo loro a disposizione molte casette d’acqua gratuite”.

E qual è l’esperienza di Smat rispetto alle casette dell’acqua?

“Installeremo la 140esima: solo a Torino ne abbiamo 12, 3 in altri comuni più grandi della provincia. È molto apprezzata dai cittadini, perché è uno strumento di comunicazione privilegiato che ha permesso di parlare meglio con loro. In questo modo superiamo le diffidenze, i pregiudizi e le cattive informazioni che hanno pervaso la nostra conoscenza. Per fare un esempio: in alcune scuole è stata sostituita l’acqua in bottiglia, superando il 95% di presenza di utilizzo negli istituti”.

Una delle campagne di Lega Ambiente si chiamava “imbrocchiamola”. Si eliminano grandi quantità di bottiglie di plastica.

Risponde Giorgio Zampetti di Legambiente: “L’obiettivo era quello di coinvolgere gli esercizi commerciali, mettendo un bollino sulle vetrine dei negozi che indicava che veniva servita acqua di rubinetto. In altri paesi è la normalità, ma da noi è un’anomalia: la maggior parte dei commercianti utilizzava scuse legate a motivi di legge e sanitari. Abbiamo deciso di fare la campagna comunque, acccostato alcuni dossier. Sono stati messi in evidenza i dati: quante bottiglie di plastica non venivano riciclate, il petrolio consumato, le emissione di Co disperse nell’aria. Per non parlare dei prezzi: paghiamo tantissimo le bottiglie, ma chi imbottiglia paga molto poco, circa 1 euro ogni mille litri. La comunicazione quindi conta molto. Inoltre, se il cittadino usa l’acqua di rubinetto, pretende che sia pulita, diventando in questo modo sentinella dell’acqua e delle risorse. È un passaggio importante ma serve anche giusta informazione”.

di Sara Iacomussi e Monica Merola (Futura)