“Ho una proposta: ci vuole una nuova organizzazione, un’agenzia nazionale specializzata nel settore dei reati agroalimentari. Renzi facci sognare!”. Il magistrato Raffaele Guariniello conclude così la sua lezione sui crimini nel settore del cibo, tenuta in compagnia di Mara Monti, giornalista del Sole 24 Ore. Il pm ha presentato i principali problemi che chi svolge indagini in questo settore deve affrontare e i provvedimenti previsti dal codice penale e dalla Costituzione italiana.

“Le leggi danno strumenti efficaci per evitare che le esigenze di commercio prevalgano rispetto al bene tutelato, cioè il fondamentale diritto alla salute e alla lealtà commerciale – ha detto il magistrato – ma sono tuttavia da rafforzare, perché anche le norme più rigorose non raggiungono l’obiettivo se rimangono scritte sulla carta”.

Bisogna, secondo Guariniello, prima di tutto conoscere quali siano i reati agroalimentari più diffusi e, in secondo luogo, sapere come contrastarli: “Ad esempio con l’applicazione dell’articolo 5 della legge 283 del 1962 (che è sulla disciplina igienica degli alimenti, ndr), ma più in generale di tutto il codice penale. Nel 2015 sono state 89 le sentenze della Corte di Cassazione. Per fare degli esempi: la confermata condanna per vendita di tonno con istamina, le acciughe infestate da mischis o i bovini alimentati con prodotti ritenuti cancerogeni”. Nel 2016 si è già arrivati a 14 sentenze: “L’ultima per carni macellate contenenti sostanze pericolose. Sul fronte della lealtà commerciale sono tanti i reati: dalla frode in commercio alla vendita di prodotti industriali con segni mendaci”.

Sono molti gli alimenti che spesso finiscono nella rete della contraffazione, dalla mozzarella creata con latte vaccino e non di bufala fino ai pomodori annacquati e contenenti cianamide importati dalla Cina. “In tutti questi casi non deve sfuggire l’allarmante connessione dei reati con la criminalità organizzata”.

È adeguata la risposta alla richiesta di giustizia, che è “molto pressante da parte di consumatori e aziende virtuose”? Questa la domanda finale che Guariniello si pone. “Lo sguardo volge alla pubblica amministrazione – spiega -  sono molti, anche troppi, gli organi chiamati a vigilare, ma poi i controlli si rivelano insufficienti. Bisogna arricchire gli organici e la professionalità degli ispettori, formarli per evitare che i campioni vengano eseguiti senza seguire le procedure”. I problemi principali sono due: “Da un lato nelle aziende agroalimentari non sono chiare le responsabilità di chi vi lavora. Difficilmente si riesce a capire, anche per mezzo della delega, qual è la figura da indagare. Dall’altro, quando si parla di reati che coinvolgono tutto il territorio, non è possibile effettuare un’indagine a livello nazionale, ma ogni polizia giudiziaria deve concentrarsi sul locale, consegnando alla procura di riferimento il materiale raccolto, senza poter avere così una visione di insieme del fenomeno”.

di Sara Iacomussi e Monica Merola (Futura)