Dalla carne potenzialmente cancerogena alla mozzarella blu, la fretta nel comunicare è sempre cattiva consigliera. Quali sono gli errori da non commettere quando si parla di emergenze alimentari? Al Festival del Giornalismo Alimentare ne hanno discusso Stefania Stecca, del Dipartimento di Culture Politica e Società dell’Università di Torino, e Bartolomeo Griglio, veterinario dell’Asl Torino 5, in un incontro moderato da Roberto Rabachino dell’Associazione Stampa Agroalimentare italiana.


"Ansia, apprensione come insieme di sentimenti causati da imminenza di un pericolo anche soltanto temuto: è questa la definizione che il dizionario Treccani riporta ai nostri occhi, se cerchiamo il termine 'allarme'", ha esordito Stefania Stecca. "Capiamo quindi quanta forza abbiano la componente emotiva e l’incertezza. Quando è accostata al cibo, la paura cresce, perché si collega a quello che quotidianamente ci nutre".
"Spesso la fretta dei giornalisti di pubblicare non aiuta l'approfondimento", avverte Roberto Rabachino. Per spiegarlo, Stefania Stecca ha citato alcuni esempi concreti, come quello del rapporto Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) relativa al rischio di tumore legato all'ingente consumo di carni trasformate. "Il mondo dell'informazione dovrebbe mediare fra i ricercatori e i lettori - sostiene Stecca - ma spesso tende a sostituire la verifica con la condanna. Ad esempio l'aggettivo "lavorate" non è stato posto in adeguata rilevanza".
Il comunicato Iarc, scritto in inglese, utilizza spesso termini tecnici come "limited evidence" e "probably carcinogenic to humans" - ha osservato la docente - in quel caso, l’agenzia incaricata della comunicazione inserisce i link a fonti che consentono di spiegarli. "Ma una volta ottenuti i dati, occorre fare lo sforzo di contestualizzarli - sottolinea Stecca - perché nell’informazione l'autorevolezza costruisce fiducia e ci dà credibilità”.
Un’altra difficoltà che i giornalisti incontrano è la reperibilità di fonti terze, come ricorda Bartolomeo Griglio: “Spesso chi si occupa delle indagini tende a non  parlare, mentre alcune fonti private tendono ad autopromuoversi.” E le mille contraddizioni dell'Italia non mancano anche in campo alimentare: una rete di istituti zooprofilattici come nessun altro Paese europeo, eccellenti e ramificati controlli sulla qualità e la tracciabilità del cibo, ma, nel contempo, potenti agromafie. Tutto ciò ci dà quindi la misura del perché i media siano così interessati.

di Lorenzo Montanaro con Maria Teresa Giannini e Martina Tartaglino (Futura)