L’interesse intorno al tema del cibo è un fenomeno sempre più partecipativo e “democratico”, che coinvolge, insieme, istituzioni e cittadini, con l’obiettivo di garantire una corretta alimentazione, accessibile a tutti. Un argomento di estrema attualità, al centro del dibattito di Expo 2015, e che il Festival del Giornalismo Alimentare approfondirà ulteriormente, aprendo un confronto tra esperienze nazionali e internazionali.

A Torino l’idea di un’Agenda del cibo è nata addirittura nel 2010, a seguito di alcuni progetti europei con partner francesi, spagnoli, greci. Si è sviluppata da un cambio di paradigma: superare il concetto dell’agroalimentare come eccellenza legata soltanto alle tradizioni storiche di un territorio, per passare alla piena comprensione anche delle sue valenze sociali, economiche e ambientali. Partendo da questa consapevolezza, la Città Metropolitana ha organizzato una decina di tavoli di lavoro con oltre 120 operatori del settore: piccoli e grandi agricoltori, trasformatori, distributori, autorità sanitarie, consumatori, divisi tra singoli cittadini, associazioni, membri delle commissioni delle mense. Un processo partecipato per migliorare la qualità del cibo quotidiano, della spesa di ogni giorno, addirittura del pranzo fuori al bar. Il documento, stilato nel 2015, ha individuato 8 punti fondamentali da approfondire: l’educazione e la formazione, l’informazione e la conoscenza, la distribuzione e la creazione di piattaforme logistiche, il public procurement, la semplificazione burocratica, i premi e gli incentivi alle aziende, la pianificazione territoriale e la creazione di nuove governance alimentari.

Anche Milano, con la sua Carta, ha creato un manifesto collettivo, un atto politico e di sensibilizzazione globale sul ruolo del cibo e della nutrizione. Il documento elenca i diritti e gli impegni a carico dei cittadini e delle imprese, focalizzandosi su temi quali il diritto al cibo, la lotta alla fame nel mondo, l’educazione alimentare, il sostegno per una agricoltura più sostenibile, l’accesso alle risorse naturali. Invita le aziende e le associazioni delle filiere agroalimentari a rendere più virtuosi i processi industriali, con maggiore attenzione al valore sociale che i beni alimentari rappresentano per l’umanità e per il progresso dei Paesi sviluppati e in via di sviluppo.Secondo i dati del MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), annunciati all’indomani della chiusura dell’Expo, la Carta ha raggiunto 1,5 milioni di firme da parte di cittadini, associazioni ed imprese.

Un altro esempio è il Piano del cibo realizzato dall’ex Provincia di Pisa in collaborazione con l’Università. A partire dal 2010, ha coinvolto amministrazioni locali, ASL, Società della Salute, associazioni e singoli cittadini nella discussione intorno al tema, declinato in tutti i suoi aspetti: salute, economia, ambiente, territorio, etica, società.