Da rivista allegata al quotidiano il Manifesto, nel lontano 1986, a “piccola multinazionale” della comunicazione e della promozione enogastronomica italiana. In 30 anni esatti di vita, Gambero Rosso ne ha fatta di strada, anticipando mode e facendo da pioniere a progetti, diventati oggi di moda. “Siamo stati i primi a creare un master in enogastronomia”, ci ha confidato Massimiliano Tonelli, Responsabile dei contenuti di Gambero Rosso. “La maggior parte dei migliori giornalisti quarantenni del settore sono stati formati da noi”.

Partner del Festival del Giornalismo Alimentare, oggi Gambero Rosso è una piattaforma con molte anime, un punto di riferimento necessario per gli addetti ai lavori e il consumatore finale. La storica anima editoriale multimediale, con una pubblicazione mensile, una tv tematica satellitare (il primo canale italiano dedicato all’enogastronomia, oggi su Sky 412), un sito web aggiornato quotidianamente sul mondo del food, si fonde con quella più di “rating”, grazie alle mitiche guide d’eccellenza del Gambero, i Tre Bicchieri per il vino, le Tre Forchette per i ristoranti, i Tre Chicchi e le Tre Tazzine per i bar, le Tre Foglie per i migliori produttori di olio extravergine, a cui, quest’anno, si aggiungerà quella per le gelaterie.

Gambero Rosso, poi, è in prima linea nella promozione dell’enogastronomia italiana nel mondo, con l’organizzazione di eventi a livello internazionale, come il celeberrimo Tre Bicchieri World Tour, e nella formazione, con una grande varietà di corsi sul cibo e sul vino sia per amatori che per professionisti, organizzati nelle Città del Gusto di Torino, Roma, Napoli, Salerno, Catania e Palermo. “Le Città del Gusto sono una sorta di Ministero degli Esteri della qualità enogastronomica italiana nel mondo. Vogliamo fare cultura e, nello stesso tempo, sostenere le nostre eccellenze.”

La decisione di diventare partner del Festival è stata immediata. “Negli ultimi anni c’è stata una bulimia di comunicazione in ambito alimentare. Se questo ha portato molti vantaggi, come una maggior attenzione al settore, dall’altra ha provocato alcune indubbie negatività” conclude Tonelli. “Il Festival deve essere capace di distinguere quello che è solo rumore dai veri contenuti importanti, in modo da offrire gli strumenti più adatti al consumatore finale. Deve dare più spazio alle parole e meno allo spettacolo”.