Monitoraggio dei media, servizio di rassegna stampa per gli uffici di comunicazione e le aziende. Due attività “dietro le quinte” nel mondo dell'informazione, eppure fondamentali e strategiche. Tra le realtà leader c’è Data Stampa, partner del Festival del Giornalismo Alimentare.

Abbiamo intervistato il presidente Massimo Scambelluri che, nel 1981, ha fondato da zero questo nuovo servizio, in un settore ancora poco conosciuto.

Nel 1981 avete fondato l’azienda. Da quale idea e in risposta a quale esigenza?

Data Stampa nasce nel febbraio del 1981, quando, con una laurea in giurisprudenza in tasca e stanco di un lavoro per me poco stimolante, ho deciso con la mia fidanzata (oggi mia moglie) di ricominciare da zero in un settore ancora poco battuto: quello delle rassegne stampa, in un periodo in cui enti e aziende cominciavano a puntare sul mondo della comunicazione esterna e delle relazioni istituzionali. Ha inizio così il lavoro di “taglia e cuci” per i primi pochi clienti di allora. Una scommessa condivisa con altri giovani disposti a “far tutto”: dalla lettura dei quotidiani alla consegna delle rassegne in scooter.

Col tempo, la diffusione dei pc ha reso più snelle le modalità di lavorazione degli articoli, le vecchie tecnologie sono state potenziate e arricchite da software che Data Stampa ha avuto la prontezza di sviluppare “in casa” fin dal 1987, potendo gestire così le emergenze dei clienti in tempo reale.

Quali sono i principali servizi che offrite?

Negli anni l’azienda si è affermata sul panorama nazionale e internazionale, divenendo punto di riferimento del settore per le più importanti aziende del Paese e le principali istituzioni italiane. Il gruppo ha allargato la sua attività e, oltre alla carta stampata, abbiamo arricchito le rassegne stampa con il monitoraggio e la lavorazione degli audiovideo, delle agenzie stampa, del web e dei social, con la produzione di abstract personalizzati e analisi quali-quantitative dei prodotti.

Quanto è importante il vostro servizio di rassegna per gli uffici stampa delle aziende? Esiste un servizio per quantificare economicamente gli articoli pubblicati? 

Un buon servizio di rassegna stampa senza “buchi” fotografa l’attività svolta e offre spunti per gli interventi da mettere in campo lavorando in sinergia con l’ufficio stampa e ponendoci come veri e propri “consulenti” all’interno della loro strategia comunicativa. Data Stampa inoltre, grazie alla divisione Analisi dei Media, si occupa anche di analisi quantitative e qualitative, uno strumento fondamentale, a nostro avviso, per “misurare” il successo di un ufficio stampa. Alla rassegna stampa viene assegnato un vero e proprio valore pubblicitario, dato dal peso economico della copertura mediatica, in base alle politiche commerciali delle varie testate.

Nei vostri 35 anni di storia e attività avete assistito a molti cambiamenti, in particolar modo con l'avvento del web e poi del web 2.0. Come vi siete aggiornati e con quali strumenti? 

Proprio nel 2016 Data Stampa compie 35 anni: per oltre tre decenni abbiamo avuto il privilegio di raccontare il mondo della comunicazione non sottraendoci alle sue continue sfide. Per chi “legge” l’informazione, sicuramente il web, e poi i social network, hanno rappresentato la battaglia più complessa da affrontare, la linea di confine tra vecchie e nuove modalità di analisi. I nostri clienti possono usufruire oggi del monitoraggio di oltre 300.000 siti nazionali ed esteri e dei principali social (Twitter, Facebook, Instagram, YouTube). Dal 2014, grazie al software PicoWeb, le vecchie metodologie hanno sposato le nuove, la lettura delle notizie dal tradizionale mondo dei media ha incontrato le nuove modalità di produzione di contenuti, con la possibilità di individuare tendenze e interessi degli utenti internet. Se Data Stampa continua a godere della fiducia di centinaia di comunicatori delle più importanti istituzioni del Paese (tra queste il Quirinale, il Senato, la Camera dei Deputati, la Corte dei Conti, Banca d’Italia) e del mondo privato (ne sono un esempio le 25 società tra le 30 del “vecchio” MiB) è certamente per la lungimiranza di un percorso e di un fatturato sempre in crescita, del successo delle nostre iniziative e dei nostri linguaggi che si stanno imponendo come modelli spesso imitati dai nostri competitor (basta fare un giro sui siti degli operatori per percepirlo al volo). Se il mondo del web 2.0 ha rappresentato per una parte dei nostri competitor un punto di rottura e di crisi, per noi è stato invece un motivo di ulteriore, esponenziale sviluppo. Basti solo pensare che la nostra divisione che si occupa di monitoraggio e analisi di web e social ha triplicato il suo fatturato nell’ultimo anno.