La “mafia gourmet” non spara e non taglieggia, ma sempre più diventa imprenditrice, anche (e forse soprattutto) nel settore food. L'interesse della criminalità organizzata al settore agroalimentare è in crescita, e far luce su un tema così delicato è fondamentale, soprattutto per il mondo dell'informazione. Il Festival del Giornalismo Alimentare 2018 farà la sua parte, puntando i riflettori sul argomento, come già era avvenuto nella scorsa edizione, in cui era intervenuto il procuratore Gian Carlo Caselli.

Proprio Caselli, commentando l'ultimo rapporto Agromafie, qualche mese fa ha illustrato un nuovo modus operandi della criminalità organizzata. Si sa da tempo che i gruppi criminali sono già in grado di controllare buona parte la filiera alimentare, drogate peraltro da piaghe come il caporalato e racket.Nell'ultimo periodo sta emergendo un nuovo fenomeno, che lascia intendere come le mafie stiano tentando un salto di qualità: tendono sempre più a rilevare quote di ristoranti e supermercati, chiudendo così il cerchio del malaffare. Nell'ultimo anno, le cronache hanno dato ampia documentazione del fenomeno, che si ramifica sempre più spesso anche al nord. In questo modo i gruppi criminali fanno danno due volte: non solo riciclano denaro sporco, ma mettono a rischio la salute dei consumatori. Se la mafia può contare su una rete di distribuzione di quanto produce, infatti, aumenta il pericolo che sulle tavole degli italiani (e non solo) finiscano prodotti non controllati, perché il canale di smercio più sicuro diventa proprio il ristorante gestito dalle cosche. Insomma, non si tratta soltanto di un problema di legalità, ma anche di sicurezza alimentare.L'attenzione dei giornalisti e della società in generale a tutto ciò che riguarda la criminalità organizzata è fondamentale, perché parlare della mafia è il primo passo per sconfiggerla. Il Festival, nel suo piccolo, non si tirerà indietro.