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Claudia Solaro la runner che racconta le colline del cibo

Claudia Solaro la runner che racconta le colline del cibo

La comunicazione dei luoghi del cibo e della loro bellezza va di corsa con Claudia Solaro, giornalista di ATnews.it, atleta e creatrice del progetto Giornanunner, nato in pandemia e diventato un successo sui social media.

In un momento in cui aziende, giornalisti e professionisti della comunicazione stanno affrontando nuove sfide, è nato il tuo progetto Giornarunner, scoprire il territorio correndo: ce ne parli?

«È un progetto che ha l’obiettivo di raccontare il territorio legandolo al concetto del movimento, per diffondere un’idea di vita legata al benessere immerso nella bellezza. Non è un caso se è nato proprio in questo momento: io corro da sempre e sono stata agonista di buon livello regionale, ho anche vestito la maglia azzurra giovanile in “corsa in montagna”. Ma sono sempre stata concentrata sul cronometro, in ogni mia uscita. Un giorno di inizio ottobre 2020, mentre percorrevo una strada collinare immersa tra i vigneti del Roero (che avrò percorso centinaia di volte in allenamento), per la prima volta ho distolto l’attenzione dall’orologio e mi si è aperto un mondo. La bellezza dei colori dei vigneti, i castelli che si stagliano in cima alle colline, i bricchi con i cipressi: in quel momento ho sentito la voglia di condividere tutto questo, mettendoci la faccia.

Dal 25 ottobre 2020 ho lanciato ufficialmente sui social Giornarunner, termine che ho inventato e che unisce le mie due vocazioni, quella da giornalista e quella di runner. Così, racconto le mie esperienze sul territorio del Monferrato e del Roero, con qualche capatina in Langa; mostro e fornisco informazioni specifiche sulle tradizioni locali.

Al centro di tutto ci sono le foto che mi immortalano mentre corro in luoghi bellissimi. Penso che sia molto importante far capire che quello che racconto lo vivo davvero per lanciare un messaggio vero. Sono già tante le persone che mi hanno contattata per avere informazioni sui luoghi che ho mostrato per andare a scoprirli a loro volta. Nel progetto mi affianca la fotografa Maria Grazia Billi, che è una grande artista della fotografia e valorizza al meglio la bellezza di queste terre. Ho anche messo online un sito dedicato, giornarunner.com, dove racconto curiosità legate alla storia del territorio e alle sue tradizioni, o suggerisco esperienze di gite fuori porta con un taglio emozionale».

Qual è il rapporto che Giornarunner ha con i luoghi del cibo? In che modo li racconta?

«Il Monferrato, il Roero così come le Langhe, sono luoghi con un legame viscerale con il cibo. Il mio progetto li racconta partendo dalla terra, per arrivare alla tavola. Così è stato per esempio per le nocciole: ho prima mostrato le foto in cui correvo nei pressi di un noccioleto, per poi raccontare le dolci scoperte a base di nocciole di un grande pasticcere della Langa Astigiana che usa prodotti a km zero per le sue prelibatezze.

Far conoscere il cibo attraverso la comunicazione dei luoghi in cui è diventato tradizione penso sia un elemento imprescindibile per il mio racconto. Ovviamente, il tutto in un’ottica di promozione del territorio. Vorrei che ogni mio post, ogni mio pezzo sul mio sito giornarunner.com possa far venire voglia a qualcuno di visitare i luoghi che presento, quando si potrà, e scoprirli con un’esperienza a 360 gradi, che vada dal benessere del movimento all’enogastronomia».

Hai stretto collaborazioni con Enti e aziende perché il tuo è un progetto innovativo e particolare. A tal proposito, dopo la pandemia, come pensi cambierà la comunicazione? Quali canali dovrebbero essere privilegiati e quali sono quelli che hanno fatto il loro tempo?

«Penso che la pandemia abbia peggiorato il settore. Nel mondo Online impera una logica legata al clickbait, allo scoop ad ogni costo, e non a cosa ha bisogno di sapere davvero chi si rivolge al settore dell’informazione. La sensazione generale è una perdita di fiducia verso la figura del giornalista. Abbiamo bisogno di persone sempre più preparate e specializzate mentre sta capitando esattamente l’opposto: trovo che ci sia una smania di essere “tuttologi”. Probabilmente dietro ci sono logiche più legate alla sostenibilità economica del prodotto editoriale; penso che non venga avvertita l’esigenza di offrire un prodotto di qualità.

Secondo me è fondamentale che il comunicare sia declinato verso l’educazione, intesa nel senso di offrire all’utente finale messaggi comprensibili che servano per arricchirne le conoscenze. Questo richiede una grande preparazione da parte di chi se ne occupa e mi auguro si possa andare sempre più in questo senso. Sicuramente i social, in particolare Facebook, hanno contribuito ad accentuare la confusione dell’utente. Vedo bene, anche per esperienza personale, la possibilità di comunicare ad un target specifico, molto più realizzabile su un social come Instagram, che sia predisposto a recepire il messaggio lanciato dal comunicatore.

Non bisogna però dimenticare il ruolo dei giornali, cartacei e web, che rappresentano la leva da cui fare scattare l’attenzione del target di riferimento».

Tu scrivi anche sul quotidiano online ATnews.it. Come stanno comunicando le aziende durante questa pandemia? Come vi chiedono di lavorare i vostri inserzionisti?

«Le aziende hanno drasticamente ridotto la comunicazione durante la pandemia, soprattutto nella prima fase, in particolare nel settore cibo e bevande. Per quanto riguarda gli inserzionisti, se nel periodo natalizio c’è stata tanta voglia di provare a “spingere” i propri prodotti verso una normalità, le chiusure successive, tra zone rosse e arancioni, hanno frenato le campagne pubblicitarie. Il prolungarsi di una situazione di incertezza ha aumentato la paura a programmare il futuro come era invece normale prima della pandemia».

Pensi che nel prossimo futuro le aziende del settore cibo e bevande svilupperanno i loro canali di comunicazione per rivolgersi direttamente con i consumatori?

«Sicuramente è un approccio che molte aziende del settore cibo e bevande, soprattutto le più grandi, hanno già avviato in modo efficace ma credo non debba essere un modo esclusivo. Soprattutto per chi ambisce a crescere. Ritorno al discorso di prima: il giornale “generalista” è un alleato per la crescita, altrimenti si rischia di restare nell’ambito della propria cerchia di conoscenze. Bisogna investire su più fronti, per catturare l’attenzione di nuovo pubblico che possa trasformarsi in consumatore. Purtroppo, però, noto con dispiacere che molte aziende, soprattutto medio-piccole, non danno la giusta importanza al comunicare che risulta spesso lasciato all’improvvisazione. A mio parere è l’errore più grande che si possa fare, perché non basta esserci, ma bisogna anche farlo sapere e nel modo giusto».

Come dovrà comunicare la stampa web nel post pandemia?

«Mi auguro una comunicazione fatta di certezze. È quello di cui le persone hanno bisogno e parlo alla luce della mia esperienza decennale, fatta anche di analisi delle scelte del pubblico e delle reazioni. La stampa web dovrebbe togliersi di dosso quell’ansia che permea tutta l’attività, e che la pandemia ha contribuito ad incrementare, soprattutto dei nativi digitali iperlocali. Il giornalista non dovrebbe mai dimenticare che le persone leggono i giornali che trasmettono loro fiducia, non necessariamente chi pubblica per primo una notizia».

Hai altri progetti in corso o in cantiere?

«È curioso come nello stesso periodo in cui è nato Giornarunner, sia stato ideato, insieme alla mia collega della redazione di ATnews.it , la giornalista Silvia Musso, anche un altro progetto a cui tengo molto, ATnewskids.it, l’ATnews dei Ragazzi. Su ATnewskids.it si trovano contenuti proposti su ATnews ma rielaborati semplificandone il linguaggio affinché possano essere facilmente compresi anche da bambini e ragazzi dai 7 ai 13 anni. È una grande sfida che abbiamo scelto di intraprendere per avvicinare i più giovani al mondo dell’informazione. Non si può pretendere che un adulto incominci ad informarsi responsabilmente, con capacità critica, di punto in bianco, se non ha mai avuto modo di avvicinarsi prima al mondo dell’informazione. Gli articoli, prima della pubblicazione, sono sottoposti a severi controlli da parte di una sorta di “gruppo di ascolto” composto da giovanissimi lettori; inoltre ospitiamo spesso interventi da parte di studenti della Scuola Media Parini di Asti, su temi di stretta attualità. 

Insomma, nuove idee non mi mancano mai e penso che siano preziose come il pane, soprattutto in pandemia!»

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