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Gel al cloro e alcol

Coronavirus, con alcol e cloro l'unica sanificazione possibile

Di Massimiliano Borgia

Gli italiani stanno stabilendo un nuovo rapporto di affetto con il cloro e l’alcol, due prodotti che rimandano più alle nostre mamme che al nostro quotidiano. Eppure, anche nel 2020, sono questi i composti più consigliati per sterminare i virioni del Covid-19, eventualmente posati sulle superfici, e attivi per un tempo variabile dalle 4 alle 8 ore (ma alcuni studi dicono 12).

Così, armati di alcol e candeggina, stiamo imparando che l’ambiente casalingo più a rischio (insieme all’ingresso, dove si entra con le scarpe e dove si appendono i vestiti utilizzati per uscire) è, naturalmente, la cucina. In cucina apriamo le confezioni della spesa, appoggiamo vaschette, lattine, bottiglie, vasetti, confezioni, tutti oggetti che attivano dal supermercato, e le borse della spesa, che hanno girato con noi. In cucina maneggiamo i diversi cibi, passando da una verdura sbollentata a una bistecca ancora cruda, dal frigo al piano di lavoro, dal lavandino al piano cottura.

Se per sanificare piatti, bicchieri e pentole è consigliato il lavaggio ad acqua calda in lavastoviglie (obbligatorio nei ristoranti e mense), per le superfici e le confezioni della spesa, i prodotti migliori sono, appunto, l’alcol e il cloro.

Tutto sommato, nei processi di sanificazione, i virus sono tra i contaminanti più fragili e sono tra i primi a sparire. Molto più resistenti ai prodotti sono, per esempio, alcune spore batteriche.

Intanto, per una buona sanificazione vale sempre la regola che prima bisogna detergere, cioè lavare. Si lava con acqua calda, perché l’alta temperatura attiva meglio le molecole del detergente. Questo agisce sui piccoli blocchi di substrato di grassi o di croste di glucosio allentando la tensione superficiale tra le molecole di sporco e la superficie da detergere. Il detergente, ha quindi, un’azione tensioattiva che indebolisce e scioglie i microambienti di coltura dove attecchiscono e si moltiplicano i batteri e dove si nascondono meglio i virioni dei virus.

Asportate le aggregazioni di lipidi, proteine e zuccheri, i virus (ma anche i batteri e le spore dei funghi) sono solo in piccola parte eliminati. Si è lavato, ma non si è “sanificato”. La sanificazione prevede, infatti, l’eliminazione quasi totale delle cariche batteriche, fungine e, appunto, virali.

Per la sanificazione servono composti ad azione biocida, cioè disinfettante; in grado di eliminare i patogeni a contatto.

Altra cosa sono gli antisettici, che, prevengono l’attecchimento su una superficie. Ma per la sanificazione servono di disinfettanti. I migliori, sono, come detto, alcol e cloro.

L’alcol è il normale “alcol denaturato”, cioè dove è stato reso non commestibile l’etanolo o alcol etilico al 95% in volume (il 5% è un residuo di acqua) derivato alla distillazione degli zuccheri fermentati di numerosi prodotti agricoli (cereali, patate ad esempio). L’alcol a 95% (o anche 100% ricavato con ulteriori processi industriali) va usato con diluizione al 70%: solo così è efficace su tutti i batteri perché un alcol più forte farebbe indure le membrane di alcuni batteri rendendoli resistenti.

Dunque l’alcol a 70% gradi è molto efficace anche contro i virus.

Se per i batteri è efficace perché disidrata le loro cellule uccidendoli, sui virus, l’alcol denatura, cioè ne cambia la struttura proteica, e dissolve l’envelope, l’involucro proteico dei virus lipofili tipo Coronavirus, rendendo impossibile l’attecchimento dentro una cellula umana.

È importante che si passi l’alcol con un panno o una spugna puliti senza poi risciacquare: all’alcol va dato il tempo di entrare in contatto con i virioni dei virus e di intaccarli. Non per nulla, si usa immergere in alcol gli utensili e gli strumenti sanitari. Ma anche una bella passata va bene: anche se poi l’alcol evapora i virioni sono già morti.

Ancora meglio dell’alcol è il cloro.

Con il cloro muore tutto. Il problema è che il cloro in forma gassosa è assolutamente nocivo al contatto con gli occhi e per inalazione (è arma chimica di guerra), per questo, non bisogna mai utilizzare i composti clorati a temperature superiori di 40 gradi. Così come bisogna usarli sempre molto ma molto diluiti, altrimenti sono potenti corrosivi: infatti, la candeggina ha il cloro al 5% del volume.

Il composto più efficace è senza dubbio il sodio ipoclorito o ipoclorito di sodio che conosciamo con i nomi industriali di candeggina, varechina, euclorina, amuchina.

Si tratta di prodotti ad ampio spettro (più ampio dell’alcol) efficacissimi contro il virus, i batteri, i funghi ma anche contro le spore batteriche resistenti. Non a caso, il cloro è il biocida più famoso, anche perché l’Italia è da sempre un paese leader in questa produzione.

Come per l’alcol, il cloro è efficace se riesce a “toccare” il virione. Per questo, è importante sciogliere prima lo sporco dove i virioni si annidano e poi passare il cloro. Così come è importante farlo entrare bene nelle microfessure e degli spazi stretti.

Il Cloro, al contatto forma acido ipocloroso che crea un ambiente acido ed è agente ossidante. Ossidante significa che ossida la molecola con cui reagisce, e rompe i legami chimici acquistando elettroni persi dalla molecola in questione. Sui batteri ha la capacità di combinarsi direttamente con le proteine delle membrane e con i numerosi enzimi che intervengono nel metabolismo microbico. Sul virus ha la capacità rompere i legami della sua struttura esterna, uccidendolo (se così si può dire per un virus) al contatto.

Anche per l’ipoclorito di sodio è importante che il prodotto non sia risciacquato e che sia lasciato agire almeno 10 minuti. Dopo poche ore si degrada, quindi non è in grado di proteggere le superfici dalla deposizione di nuovi virioni: si dovrà sanificare di nuovo per eliminare i nuovi virus (e i nuovi batteri).

Per quanto riguarda la disinfezione della cute deve essere chiaro che non si può utilizzare un composto all’ipoclorito di sodio al 5% come la candeggina perché è troppo irritante. Invece, va bene l’amuchina che è all’1,1% e perché è in gel. La struttura a gel che si ottiene aggiungendo glicerolo (glicerina) permette alla soluzione si attaccarsi alla pelle senza scivolare via. Infatti, anche nel caso della disinfezione della pelle, è importante che il l’ipoclorito di sodio resti a contatto per qualche minuto con i virioni del Covid-19. Solo così si uccidono davvero.

A proposito di mani, “al tempo del Coronavirus” non è permesso tenere le unghie lunghe. Non è l’effetto di un ennesimo decreto restrittivo, ma ce lo dice il buonsenso: solo con le unghie sempre pareggiate al temine dell’attaccatura si può evitare che dei virioni, nascosti sotto le unghie, non vegano uccisi dai biocidi per mani. Quella delle unghie lunghe, rifatte, attaccate, ricostruite è un’altra delle rinunce a cui dobbiamo piegarci se vogliamo ridurre il rischio di infettare noi stessi e i nostri cari.

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