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Consumatori sempre più diffidenti verso i giornalisti alimentari

I consumatori italiani hanno forte fiducia negli enti regolatori e di consulenza della filiera agro-alimentare. Guardano invece con molto sospetto ai mass media alimentari, per quanto concerne la capacità e volontà di questi ultimi di veicolare messaggi chiari circa la sicurezza e la qualità degli alimenti e degli attori della filiera; questo nonostante il fatto che il cooking entertainment guadagni sempre più spazio nelle piattaforme televisive e del web.

Il dato emerge dallo studio del network europeo di univeristà e imprese, EIT Food, dal titolo: “Increasing consumer trust and support for the food supply chain and for food companies”, parte del “Consumer Trust Grand Challenge” incentrato sul consumatore.

Il progetto lavora con i consumatori, le aziende alimentari e altre parti interessate in 5 paesi in Europa (Finlandia, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito) e Israele per co-creare e implementare per aziende alimentari, industria e altri con lo scopo di generare sia una maggiore fiducia dei consumatori nel cibo sia un maggiore sostegno da parte dei consumatori verso aziende alimentari e altri attori della catena di approvvigionamento alimentare. Il progetto è attivo per il triennio 2020-2022.

In Italia, un questionario online è stato sottoposto a 369 consumatori; in più sono stati organizzati sette focus group con i consumatori, un workshops con 14 rappresentanti del mondo aziendale, accademico e giornalistico, cinque interviste con rappresentanti del mondo industriale).

Dallo studio emerge anche che, in Italia, nonostante le persone abbiano dovuto limitare i propri spostamenti durante le fasi più acute della pandemia COVID e ciò abbia inevitabilmente incentivato l’acquisto di beni alimentari presso i piccoli negozi di quartiere, i consumatori dichiarano di riporre maggiore fiducia, a fronte dell’incertezza e dei rischi derivanti dal virus, nei grandi rivenditori di prodotti di marca, piuttosto che in grandi discount, in piccoli negozi e in rivenditori di prodotti a chilometro zero. Prevale quindi il consumo dei prodotti confezionati o anche surgelati, a discapito di quelli freschi.

Inoltre, i consumatori italiani credono che le aziende agro-alimentari facciano poco per garantire una reale trasparenza dei prodotti che commercializzano. E ritengono che molto di più possa essere fatto integrando il mezzo tradizionale dell’etichetta con le possibilità offerte dal web; non da ultimo alla luce delle recenti pratiche di digitalizzazione del materiale cartaceo di bar e ristoranti diffusesi a seguito della pandemia COVID.

Ancora, i consumatori italiani dichiarano di porre grande attenzione a due aspetti della responsabilità sociale delle aziende: il benessere degli animali coinvolti nella filiera agro-alimentare, lo smaltimento dei rifiuti (sia in fase di produzione che a seguito del consumo). Al contrario, le aziende tendono a sottostimare l’importanza delle pratiche sopra elencate rispetto alla fidelizzazione del consumatore.

Sia tra le aziende sia tra i consumatori italiani prevale la percezione degli agricoltori come i soggetti più vulnerabili e sfruttati della filiera agroalimentare. I consumatori, inoltre, dichiarano di prestare attenzione, nelle loro scelte di consumo, all’origine nazionale (seppure non necessariamente locale dei prodotti). Sia le aziende sia le industrie italiane credono che il settore agricolo italiano abbia fatto il massimo per garantir la sicurezza delle materie prime a fronte delle sfide poste dal virus COVID.

Ecco i principali risultati emersi nei i sei paesi europei coinvolti su un’indagine online che ha coinvolto 2.200 persone e 33 focus group a cui ha partecipato un totale di 163 consumatori nei 6 paesi coinvolti dal progetto (Finlandia, Israele, Italia, Polonia, Spagna, UK), da queste indagini è emerso che i consumatori hanno espresso il bisogno di avere fiducia nel cibo che consumano e nella catena di approvvigionamento alimentare.

Alla domanda sugli effetti della pandemia da COVID-19 sulla fiducia nella catena di approvvigionamento alimentare, il 28.5% dei consumatori nei sei paesi ha affermato di avere aumentato il proprio grado di fiducia mentre per il 19.3% la fiducia è diminuita. La maggioranza del 52% afferma però che il proprio livello di fiducia è rimasto stabile rispetto al periodo pre-COVID. Un numero consistente di consumatori ha anche espresso apprezzamento per la capacità della catena di approvvigionamento alimentare di continuare a fornire il cibo desiderato dalle persone nonostante le interruzioni prodotte dal COVID. I consumatori hanno però notato che le scene di panico da acquisto e accumulo di scorte alimentari che si sono viste in alcuni paesi sembrano indicare una mancanza di fiducia nella catena di approvvigionamento alimentare e nella sua abilità a mantenere adeguati livelli di fornitura.

La categoria che vede i maggiori livelli di fiducia e di aumento della stessa a seguito della pandemia è quella degli agricoltori e allevatori, seguita dai distributori e dai produttori alimentari. La fiducia nella ristorazione è scesa leggermente sotto la media, con un 28% circa che dichiara di aver diminuito la propria fiducia in questa categoria e un 24% che afferma invece di averla accresciuta.

I consumatori nei sei paesi tendono ad avere più fiducia negli agricoltori e allevatori soprattutto perché li vedono come piccoli produttori, locali e indipendenti, che lavorano duramente e si accollano molti rischi.  Il livello di fiducia nei rivenditori di alimenti varia tra i paesi e fa registrare il suo grado maggiore in UK. I produttori di cibo sono prevalentemente visti come grandi aziende che hanno il profitto come priorità e le cui pratiche produttive sono le meno note. Anche la fiducia nella ristorazione varia tra i paesi e in base al tipo di attività (il maggior gradi di fiducia è dato alle attività piccole e locali)

Per i consumatori, la qualità e prezzo dei prodotti sono i due aspetti più importanti in relazione alla fiducia verso aziende specifiche.

I consumatori hanno identificato le principali azioni che vorrebbero veder implementate per aumentare il loro grado di fiducia. Nello specifico (in ordine di importanza):

  1. Per gli agricoltori e allevatori, 1. Allevare gli animali secondo elevati standard di benessere, 2. Equità dei prezzi, 3. Tracciabilità dei prodotti e 4. Tutela dell’ambiente.
  2. Per I produttori alimentari, 1. Maggiore trasparenza, 2. Etichettatura dei prodotti onesta e accurata, 3. Equità dei prezzi.
  3. Per i rivenditori e distributori, 1. Approvvigionamento di prodotti locali, 2. Trasparenza dei prezzi, 3. Onestà nel marketing e nella pubblicità.
  4. Per la ristorazione, 1. Equità dei prezzi, 2. Utilizzo di prodotti locali, 3. Onestà su prodotti e ingredienti.

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