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Fare il critico non è un mestiere che si improvvisa

«Fare il critico non è un mestiere che si improvvisa. Bisogna imparare a degustare, a mangiare e a riconoscere i prodotti di qualità». Così si è espresso provocatoriamente Federico Ferrero, vincitore di MasterChef 2014, medico nutrizionista, intervenuto oggi pomeriggio al Festival del Giornalismo Alimentare al seminario sulla corretta informazione, animato dal quesito: codice deontologico o codice etico?

«La critica – ha spiegato Ferrero – dev'essere sempre al servizio della gastronomia, quindi del lettore». Più cauto Carlo Spinelli, food writer noto come "Dr. Gourmeta", secondo cui "fare un giornalismo enogastronomico indipendente e imparziale è un concetto sbagliato per principio". Secondo Spinelli, quello dei food writers è un mondo vario, a cui ognuno decide di approcciarsi al cibo come più crede: scrivendo un pezzo su ciò che piace o all’estremo demolendo gli chef per fare più visualizzazioni.

Durante il dibattito, gli speaker (oltre a Ferrero e Spinelli, Anna Maria Pellegrino dell’Associazione italiana Food Blogger, Antonella De Santis di Gambero Rosso e il responsabile di Slow Food Planet Eugenio Signoroni) hanno sostenuto l’importanza di un codice deontologico, considerabile come una "guida" da seguire e condividere. A loro coro si sono poi uniti il segretario dell’Associazione Stampa Subalpina Stefano Tallia, secondo cui «L’informazione è una professione che richiede competenze e capacità di mediazione che non sono di chiunque. Chiunque, invece, può comunicare attraverso un blog. Questo distingue l’attività professionale dall’attività amatoriale», e Nicoletta Polliotto, di professione digital communication project manager, che ha ribadito la necessità di una base formativa e di una struttura che delinei e tuteli in modo preciso la figura professionale del comunicatore.

Tuttavia, al contempo, è emersa una tendenza alternativa, che alla deontologia antepone un codice più sensibile all’etica. A difendere questa sorta di controtendenza è stata Pellegrino, che ha dichiarato: «Nel momento in cui decidi di scrivere di cibo o di qualcuno che cucina, i blogger si sforzano di comprendere la storia, la geografia e l’economia del prodotto. Allo stesso tempo cercano di mettere in evidenza lo sforzo dietro il lavoro di chi cucina».

Luca Iaccarino di Repubblica, che ha moderato il panel, ha concluso l’incontro invitando il Festival e i partecipanti a interrogarsi su quanto le sponsorizzazioni impattino sulla ristorazione italiana. Potrà essere un ottimo spunto per il prossimo anno.

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