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Sicurezza alimentare: la paura si vince con l’informazione

Tavolo relatori Cresce la preoccupazione per la sicurezza alimentare, quasi a sfiorare l’ossessione. Lo dice l’Eurobarometro. Lo ribadiscono i Nas, in particolare per noi italiani, che temiamo un’intossicazione da cozze avariate più del rischio terrorismo. Se l’unica via per vincere la paura è la conoscenza, ecco allora che l’informazione chiara, trasparente e precisa sul cibo assume un’importanza cruciale, che si parli di etichette, di allarmi alimentari o di divulgazione scientifica. A questi diversi aspetti della comunicazione alimentare era dedicato il pomeriggio del festival. “È finito il tempo del ‘te lo garantisco io’ del contadino”, ha ironizzato Mimmo Vita, Presidente dell’Unione nazionale Associazioni giornalisti agroalimentari, forse con un pizzico di nostalgia per una perduta età dell’innocenza. “Gli scandali alimentari degli ultimi anni, come le diossine o la ‘mucca pazza’, hanno messo in crisi la fiducia dei consumatori verso produttori e istituzioni”, ha ribadito Paolo Vittone della Camera di Commercio di Torino. Per ritrovare fiducia e tranquillità, le etichette sono dunque il primo passo, il grado zero dell’informazione alimentare. È tuttavia fondamentale, e per niente scontato, imparare a leggerle. “Sulle etichette si trovano sempre più informazioni, un’enorme mole di dati che non riusciamo neanche a gestire: e qui entra in gioco la formazione”, ha spiegato Walter Bertozzi, che per Certiquality si occupa in particolare di certificare i parametri di sostenibilità ambientale dei prodotti. Leggere le etichette però non basta. Per districarsi nella selva di informazioni sul cibo occorre anche saper riconoscere la corretta e rigorosa divulgazione scientifica dalla chiacchiera da bar. “Spesso chi parla molto di questi argomenti non ha la preparazione necessaria, mentre le figure competenti rimangono defilate e parlano poco”, ha commentato il dietologo Giorgio Calabrese durante il panel conclusivo della giornata. E se il cibo, oggi, “è sempre più un elemento di cultura, intrattenimento e società che riempie reality e salotti televisivi”, come ha ribadito il sociologo Massimiano Bucchi, è anche vero, ha sottolineato Elena Cadel del Barilla Center for Food and Nutrition, che “la conoscenza non si crea con l’accumulo indiscriminato di informazioni”.

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